02 dicembre 2016

Ouija: Le Origini del Male (di Mike Flanagan, 2016)


I dubbi che mi hanno reso restio alla visione di Ouija: Le Origini del Male sono stati principalmente due: il primo era che si tratta del prequel di un film dimmerda, il secondo è che alla regia c'è Mike Flanagan, uno che mi ha esaltato con i suoi due primi film ma che con il terzo e quarto mi aveva detto poco e male.
Ma, come si suol dire in certi casi, un libro non lo si può giudicare dalla copertina e un film non lo si deve necessariamente cassare prima della visione. In fondo Flanagan è bravo, e uno bravo può anche risvegliarsi dal torpore e rendere una marchetta (perché di questo si tratta) un film guardabile, riponibile sulla mensola dei “carino”, quella giusto accanto alla mensola “dimenticatoio” ma sicuramente sopra a quella “osceno”.

Perché, però, Ouija: Le Origini del Male è una marchetta? Perché si tratta di una produzione Blumhouse associata alla Hasbro, che produce appunto tavolette ouija. Che, ricordo a tutti i lettori, esistono dal diciannovesimo secolo – se non prima - e non sono giocattoli, ma sono stati trasformati in essi dall'onnipotente dio marketing.

25 novembre 2016

Channel Zero - Candle Cove (di Nick Antosca, 2016)


Da appassionato come sono di creepypasta (e se non sapete cosa sono ma vi interessa, andatevi a leggere un po' questi post qui) e serie TV, non avrei mai pensato di trovare la felicità di fronte al monitor del mio PC godendo di entrambi questi elementi allo stesso tempo. Poi però, un giorno, è arrivato Channel Zero, e la mia vita è cambiata.

Paura. Un sentimento che al cinema o in home video ho provato spesso, anche se non quanto avrei voluto davvero. Perché è indubbio: l'esperienza fortifica lo spirito. In altre parole, è molto più facile spaventarsi (per della fiction) quando si è bambini, scevri del significato della paura, con gli occhi ancora poco abituati alle cose di terrore. Poi, man mano che si cresce, si iniziano a vedere cose e a vivere esperienze... e spaventarsi diventa sempre più difficile.

La mia passione per le creepypasta forse nasce da questo: racconti o vicende inventate che attingono dalla quotidianità, dalla realtà o da situazioni familiari, trasformandole in incubo ma, soprattutto, che raccolgono l'eredità delle leggende metropolitane, inquietanti per natura (proprio perché spacciate per vere) e le traslano in questa realtà 2.0 dove reale e irreale, sempre più, si fondono. Le creepypasta, se ben gestite, colpiscono l'immaginario di chi le legge/guarda/ascolta, poco importa l'età o il background. Certo, non arrivo a parlare di vera e propria “paura”, ma con l'atmosfera giusta... insomma, provate a leggerne qualcuna da soli, prima di andare a dormire!

17 novembre 2016

[Fumetto] Paperi (di Marco e Giulio Rincione)


Senza inoltrarmi nella polemica “fumetto italiano vivo / fumetto italiano morto” che già so non porterebbe da nessuna parte (come non porta da nessuna parte parlare della medesima cosa in campo cinematografico), posso dire brevemente cosa penso del fumetto made in Italy: che bisogna supportarlo. Nei limiti delle possibilità, soprattutto economiche, e dei gusti personali, il fumetto italiano necessita non solo che qualcuno lo legga, ma soprattutto di un turn over. Questo perché l'epoca d'oro Bonelli è finita, perché chi leggeva prima Tex o Dylan Dog ora non lo fa più, perché i lettori non vivono in eterno e quando quelli vecchi – volenti o nolenti – smettono, ce n'è bisogno di nuovi.

Ora, noi italiani leggiamo poco e questo non è un segreto. Leggiamo poco in generale, leggiamo meno di quanto scriviamo. Inoltre quel poco che leggiamo lo leggiamo anche in maniera diversa: se prima, ogni mattina, si andava a comprare il quotidiano dal giornalaio per poi leggerlo davanti al caffè, oggi per informarsi si usa internet, ci sono i social, si va sul sito del quotidiano preferito dallo smart phone o su altri millemila siti web e questo è uno dei motivi per cui le edicole sono in crisi. E qual è il posto per eccellenza dove acquistare fumetti in Italia?

“Non ho altro da aggiungere vostro onore!”. O meglio: traetene voi le conclusioni.

10 novembre 2016

Dark Blue, il primo film di Michael Segal


Il cinema italiano non si ferma, piuttosto si fa strada senza clamore in modi forse scoperti troppo tardi, ovvero attraverso la realtà delle piccole produzioni indi che, soprattutto quando si parla di film “di genere”, prendono le redini scalzando i grandi nomi della produzione nostrana, che il "di genere" non sanno più cosa sia!
In effetti il problema principale del nostro (bel?) paese è proprio l'incapacità di investire su realtà nuove. Questo vale un po' per tutti i campi, ma soprattutto per quelli artistici e/o dell'intrattenimento. L'originalità non è ammessa, nessuno si assume rischi, si continua sulla vecchia e solita strada evitando di prenderne una nuova perché, come dice il proverbio, “si sa cosa si lascia ma non si sa cosa si trova”. Ed è per questo, forse, che siamo rimasti indietro di anni rispetto al resto del mondo.

Per fortuna qualcosa ancora si muove e non per forza ai piani alti, quelli conquistati dai Sorrentino di turno. Ne ho avuta ulteriore testimonianza qualche tempo fa, quando ho scoperto il progetto Dark Blue.

Dark Blue è una produzione indipendente, un piccolo grande progetto nato in seno alla Permanent Momories Production ma, soprattutto, l'esordio alla regia di Michael Segal.
Ora, se non sapete chi è costui vuol dire che vi siete persi almeno la metà della produzione filmica di Ivan Zuccon (e se non sapete nemmeno chi sia lui, mi chiedo cosa ci facciate su questo blog), ma riassumendo potrei definire Segal un attore a tutto tondo ma estremamente radicato nel cinema di genere (horror) che tra l'Italia e gli Stati Uniti ha arricchito il proprio bagaglio artistico arrivando a firmare – presto – il suo primo lungometraggio da regista.

Dark Blue è un film d'avventura che narra del ritrovamento della MIORGAROSORM, nave leggendaria che si disse dispersa nel 1930 e dal carico che fa ancora gola a molta gente.

Interpretato dallo stesso Segal, da Roberto D'Antona e da Flavia Sabatino (e con la partecipazione di Simone Modugno, Camelia Voiasciuc e Samuel Giraffi) Dark Blue è un mistery/action recitato in inglese ma girato in Italia (nel comunicato stampa che mi è stato inviato si parla di Isola d'Elba come splendida location), un tripudio di scene action (Michael Segal è anche uno stuntman) in parte girate sott'acqua ma soprattutto il tentativo di fare cinema in Italia liberi dalle costrizioni e dai limiti che le grandi produzioni possono imporre. 

Ovviamente io non so se sarà un bel film (come potrei) e da un post del genere non ci guadagno assolutamente nulla. Penso solo che supportare un'avventura “indi” di italiani che fanno cinema non solo per italiani e cercano anche di esportarlo sia il compito di chiunque ami la nona arte e desideri veder risorgere il cinema di genere nel nostro paese.

Dark Blue sarà presentato al AFM, al Toronto Film Market e Berlino.

Per qualsiasi altra info su questo progetto potete visitare le pagine elencate qui sotto e buttare un occhio al teaser trailer qui linkato e magari al trailer ufficiale.

Pagina Ufficiale Facebook: https://www.facebook.com/darkbluethemovie/







31 ottobre 2016

Halloween: creepy vintage photo book


Ed eccoci, finalmente, con un nuovo Halloween, che per chi non lo sapesse è la mia festa preferita dell'anno. E visto che sinceramente quest'anno non sapevo proprio come festeggiarlo qui sul blog, eccovi un post speciale poco scritto e quasi completamente fotografico. Il motivo è semplice: per certi versi Halloween è una festa visiva, per altri ho poco tempo a disposizione, quindi niente di meglio che una bella selezione fotografica di foto vintage e spaventose della festa più paurosa di tutte. Se invece avete voglia di ripercorrere la storia di Halloween, cliccate qui e godetevi un excursus dedicato di qualche tempo fa. Se della storia invece non ve ne frega nulla, ecco qui alcuni film su Halloween che non potete non guardare questa notte.

Buona notte delle streghe a tutti!



















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