Il Fantasma del Palcoscenico (di B. De Palma, 1974)


Di solito non ci sono generi cinematografici che sopporto poco, anche perchè cerco per quel che mi è possibile di non catalogare i film che vedo. Eppure io col musical non ci sono mai andato d'accordo. Non per qualche particolare motivo stilistico, ma perchè semplicemente non mi piace, come ad esempio non mi piacciono i funghi, le donne abbronzate e la musica house. Questione di gusti, insomma. Eppure ogni gusto ha le sue eccezioni (o erano le regole?) e questo vale anche/soprattutto quando si tratta di gusti cinematografici.

Ad esempio Il Fantasma del Palcoscenico (o Phantom of the Paradise) è un musical che mi ha fatto sperare ardentemente che il film non finisse mai. Eppure inserire questo lungometraggio in una categoria (il musical, appunto) è altamente limitativo, come dire che Rhona Mitra è una bella donna e che Carpenter gira film horror. Queste sono cose che si lasciano fare ai critici (quelli veri, mica io).

Swan è il dio dell'indistria discografica, uno che ha iniziato a produrre successi prima di imparare a camminare, uno che scova talenti e li trasforma in star. Per inaugurare Il Paradiso, il suo personale tempio del rock, è alla ricerca di un sound mai sentito, che possa essere all'altezza della sua fama. Trova tutto questo in Winslow Leach, un compositore che ha musicato il Faust. Swan deruba l'artista della propria opera, se ne appropria e fa rinchiudere l'uomo a Sing Sing. Dalla prigione però Winslow scappa e decide di attuare i propri propositi di vendetta sull'onnipotente produttore. Sfigurato e privato della voce, si trasforma in un fantasma, il fantasma del paradiso.


Parliamo di fantasmagoria horror psichedelica. Parliamo di Brian De Palma, un regista che sin dagli esordi faceva ciao ciao con la manina a molti suoi esimi colleghi. Il Fantasma del Palcoscenico è una rappresentazione volutamente kitsch dai colori hard-pop, un film visivamente eccessivo che nell'eccesso trova il proprio senso poetico. Ricordatevi che siamo a metà degli anni 70, gli anni d'oro del Rock 'n Roll, alla cui industria il regista si volge in una critica feroce, per nulla velata.
Gli eccessi di un mondo che assomiglia ad un circolo vizioso/privato in cui per entrare bisogna "darla" (metaforicamente e non), vendersi e snaturarsi, vengono rappresentati con efficace e misurata volgarità, quasi De Palma condannasse l'oggetto della propria critica alla legge del contrappasso. Il grottesco e l'ironico, poi, stemperano come fossero un balsamo quella che altrimenti sarebbe stata una strada senza ritorno. Il fatto è che il film non si prende sul serio per un solo istante e persino quando l'orrore si fa truce, l'ombra di un folle sorriso distorce l'occhio della telecamera. La morte, la violenza e la pazzia assumono tratti caricaturali, il dolore cartooneschi. L'inferno che in molti chiamano paradiso, si fa terreno ad immagine e somiglianza di palcoscenico; lo scherzo di un demone chiamato avidità penetra le menti del pubblico in un'illusione. La salvezza, alla fine, è solo nella musica.


Miscelando con fare leggero il mito del Faust, il romanzo di Leroux (Il Fantasma dell'Opera) e Il Ritratto di Doryan Gray di wildiana memoria, De Palma scrive e dirige un calderone di atomosfere romantiche e dandy, trasfigurandole attraverso un'estetica moderna (per non dire futuristica). Il risultato è un film dalla melodrammatica anima canterina. 
Il suo protagonista, Winslow Leach (interpretato da un ottimo William Finley), diventa un mostro a causa di un sistema corrotto che lo fagocita. La sua anima però non soccombe alle prevaricazioni che il proprio corpo subisce. Perchè lui canta. La sua voce non è bella ma incarna benissimo la melodia che ha scritto col cuore. Nel film lo conosciamo così:


Il canto dell'anima, quello che sopravvive alla morte. Il fantasma (un uomo privato di tutto) ascende al Paradiso attraverso il proprio inferno personale. Perchè la sua musica non può essere cantato da chi l'anima l'ha venduta per il successo. 
Ed ecco che nell'amore, l'odio e la vendetta trovano un modo per essere esorcizzati: l'amore per Phoenix (interpretata da una Jessica Harper che proprio in questo film fu notata da Dario Argento, che la volle per il suo capolavoro, Suspiria), l'unica dotata di un'anima che può dar voce all'opera (e al cuore) di Winslow.
Eppure il male si insinua sottopelle con l'inganno: chiunque ne venga in contatto è automaticamente condannato. Inizialmente saremmo portati a pensare che questo sia incarnato da Swan (Paul Williams,  compositore delle meravigliose musiche del film), eppure anche lui si rivela essere solo una vittima, pedina di un gioco che si reiterà all'infinito.
Il fatto è che in Phantom of Paradise non ci sono buoni o cattivi: tutti i personaggi subiscono un avvelenamento profondo perchè nessun cuore può dirsi veramente puro. Come può la purezza cantare l'amore (spirituale o carnale che sia, due facce della stessa medaglia) con la stessa intensità del peccato? Tutti, chiunque, devono pagare un prezzo per veder realizzati i propri sogni.


De Palma utilizza uno stile frenetico - anticipando certo cinema videoclipparo - sovrappone le immagini, amplifica suoni e colori. Poi, quando meno te lo aspetti, rallenta fino all'immobilità di scene cariche di pathos, dolorose come il volto (mascherato) del suo protagonista. Alterna situazioni caricaturali al lirismo dell'orrore, poeta estremo, clown maudit della camera da presa. 
Ancora una volta, in un'opera unanimamanete considerata minore (?), si dimostra precursore. Il suo film sembra provenire direttamente dal futuro, citando opere del passato (perfino lo Psyco di Hitchcock), mostrandoci un mondo distopico raccontato con stile surreale e regalandoci scene memorabili.
La vera differenza però la fanno le musiche, quasi assillanti nel loro rincorrersi. Paul Hamilton Williams da libero sfogo alla propria immaginazione di autore alternando ballate di rara dolcezza a dirompenti riff rock, il glamour all'opera. 
Alla fine il film ci rivela che tutto è spettacolo, che "the show must go on", che la finzione, alle volte, si sostituisce alla verità. La morte può essere epica, l'orrore e la diversità accettate soltanto dietro una telecamera. I titoli di coda scorrerranno impietosi su tutto il resto.

Tutti a scuola quindi, perchè da imparare c'è tanto, persino da un film "minore" come questo.

Commenti

  1. io amo il musical,sono ottime le mie coreografie tip e tapettare!^_^
    Questo film lo lovvo al ciento per ciento!Ottime musiche,tecnicamente splendido,ridondante ed eccessivo,ma anche con molto stile,non le vaccate odierne!
    Una sera lo rivedrò,ma ora sto scrivendo un post apocalittico con morti,centurioni,tifosi laziali e fottuti cinesi che salvano il mondo.Sono in un momento creativo ,collega!^_^

    RispondiElimina
  2. Sembra molto interessante. Adoro i musical, ma fino ad ora "Il Fantasma dell'Opera" di Joel Schumacher è imbattibile, in tutti i sensi...

    RispondiElimina
  3. Minore un cazzo :D
    Un capolavoro. E anche io, come te, ho un pessimo rapporto con i musical, ma questo non è solo un musical, è opera rock in tutto e per tutto. E' maestoso e grottesco, comico e disperato, melodrammatico e ironico.
    Ma che je voi di'...

    RispondiElimina
  4. @babordo76: a me di musical ne sono piaciuti solo due: questo e quello di Burton. E sono curioso di leggere il tuo post... per i cinesi soprattutto.

    RispondiElimina
  5. @momo: non ho visto il fantasma dell'opera di Joel, però posso dirti che questo non è affatto un musical nel senso stretto del termine. E' più un'esperienza.

    RispondiElimina
  6. @ilgiornodeglizombi: eh, mica sono io che dico che è un minore. Anzi, meglio questo di molti presunti capolavori. E delle musiche? Ne vogliamo parlare???

    RispondiElimina
  7. io con i musical ho un rapporto simile a quello che ha bjiork in dancer in the dark
    Eh,si sta venendo bene un doomsday de noantri,e chiaramente tanto tanto Jet Li meets Cho Yun Fat,che sono un po' i miei idoli.Critico il cinema tamarro e poi ogni volta che scrivo qualcosa mi vengono fuori delle tamarrate da indignare Paul ws anderson!^_^

    RispondiElimina
  8. Beh, è tutto da vedere allora. Io con ste cose mi sollazzo...

    RispondiElimina
  9. è vero che il personaggio di Swan è stato ispirato da Phil Spector?

    RispondiElimina
  10. Ho letto anche io di questa cosa, ma che sappia De Palma non ha mai affermato nulla del genere...

    RispondiElimina
  11. Non sapevo fosse considerato un De Palma minore ma, come sottolinei tu stesso, lasciamo che siano i "critici" a dirlo... :)
    Ottima recensione e film imprescindibile anche per chi, come me, vomita sui musicarelli!

    P.S.
    Ti aggiungo ai Link Caparbi :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Concordo, e anche io sono uno di quelli che non ama i musical. Grazie del tuo commento.

      P.S. Ricambio ;)

      Elimina

Posta un commento

... e tu, cosa ne pensi?

Post più popolari