"La gente vera non mi piace" - Un uomo chiamato Charles Bukowski (Parte 1)


Oggi mi sono svegliato carico di amore per Buk. Ok, Bukowski, che se no la gente non capisce di chi sto parlando e si confonde. Buk è come lo chiamo io quando mi rivolgo a lui, il mio migliore amico (dopo Poe), quasi un confidente ogni volta che qualcosa non va, ogni volta che le cose girano male. Nelle sue poesie c'è il mondo intero, quello che ha vissuto per le strade di un'America violenta e cattiva, carica di amore. Nella sua prosa invece c'è il desiderio di essere se nel mondo, la proiezione di ogni suo insuccesso, dell'uomo qualunque. Eppure lui non è stato un uomo qualunque, anzi, giammai.


Henry Charles Bukowski nacque in Germania ma crebbe negli Stati Uniti, prima a Baltimora e poi a Los Angeles, la città che rimarrà sempre nel suo cuore. Suo padre era un soldato in congedo, disoccupato e violento a sentir lui. Henry (come veniva chiamato dai genitori e nome che deciderà di usare come proprio alter ego romanzesco in futuro), dall'adolescenza timida e segnata dall'acne, conobbe il vino da giovanissimo, un amore che lo accompagnerà per gran parte della sua esistenza e che quasi lo uccise segnandolo nel profondo. 
La sua vita, dopo aver abbandonato il college, fu fatta di prigione (fu arrestato per reticenza alla leva), lavoretti svogliati e amori dolorosi, tra i quali quello con Jane Cooney Baker, la cui morte lo spinse per la prima volta a scrivere poesia. Tra vagabondaggi alla ricerca di esperienza, dieci anni di lontananza dalla scrittura, una figlia, successive pubblicazioni su riviste e i tipici ripensamenti di uno scrittore che vede nel successo una chimera irragiungibile, dovette aspettare di avere quarantanove anni per poter finalmente fare lo scrittore di professione, grazie ad un contratto esclusivo con la Black Sparrow di John Martin che intuito il suo talento gli assicurò 100 dollari a settimana per tutta la vita. 
"Restare all'ufficio postale e impazzire... o andarmene e giocare a fare lo scrittore e morire di fame. Decisi di morire di fame.
La scelta fu azzeccata. Morirà nel 1994 di leucemia fulminante ma solo dopo aver reso il suo nome conosciuto in tutto il mondo, quello di uno dei più grandi scrittori mai esistiti.


"Quando sono ubriaco la mia ispirazione è al massimo, questo significa essere un gran figlio di puttana."

L'arte di Buk è quella del reietto, dell'uomo di strada tra bar, donne e scrittura. La sua importanza in qualità di scrittore sta nell'aver descritto e narrato, raccontato, il mondo urbano con tutte le sue frustrazioni, i dolori e la sofferenza: ubriaconi, operai, disoccupati, lavoratori ingabbiati in una realtà scomoda che frantuma l'individualità, prostitute e papponi. La sua prosa e la sua poesia raccontano il mondo dei vicoli e delle case popolari, la realtà post-industriale, cosa abbastanza rara fino alla sua ascena tra gli scrittori americani. Anche per questo il primo grande successo per Charles arrivò dall'Europa (dalla Francia soprattutto), già abituata a quel tipo di tematica. Il suo fu lo stile di questo uomo segnato dalle risse, dalle sigarette e dal vino, un raccontare e raccontarsi autobiografico, che rimesta tra esperienze vere e presunte vissute in giovinezza. 
Per Bukowski si poteva parlare solo di quel che si conosceva: solo in quel caso la scrittura poteva avere la potenza adatta a rendere vivide le immagini narrate. Senza fronzoli, con descrizioni ridotte all'osso e un abile uso dei dialoghi, il suo modus operandi era quello di raccontare la vita, di cui non aveva una grande opinione. Per ispirarsi scriveva di notte, ubriacandosi, per poi dormire fino al giorno successivo, frequentare qualche bar e rincominciare.


Nei suoi romanzi c'è l'umanità come la si incontra per strada. C'è la filosofia di un uomo che vedeva nell'esistenza ne più ne meno che la possibilità di fare l'unica cosa che lo rendeva felice: scrivere. Pigro, amante della solitudine, disilluso, il suo motto era stupire ad ogni costo. E ci riusciva, ci riusciva benissimo. Cosa ci si poteva aspettare da uno che durante la seconda grande guerra disse di essere nazista solo per andare contro corrente? Eppure aveva la sensibilità innata plasmata nelle letture e dalla strada, quella di percepire le malattie dell'esistenza. A differenza di tanti altri però lui non cercava una cura: raccontare voleva dire purificarsi, liberarsi, "per me scrivere è tirare fuori la morte dal taschino, scagliarla contro il muro e riprenderla al volo."  


Bere era il suo modo per soffocare il dolore, per esorcizzarlo. La sua visione del mondo era estremamente pessimista ma il suo modo di amare la vita era sincero. Dell'essere umano invece non aveva una grande opinione: "umanità, mi stai sul cazzo da sempre, questo è il mio motto". Per lui l'umanità era prigioniera volontaria del vivere sociale, che includeva l'omologazione, il lavoro, il garantire i bisogni primari, senza per questo cercare di andare oltre, di guardare lì dove nessuno voleva guardare. 
La povera gente, i reietti, erano invece gli unici in grado di intuire quella grande tragedia che è la vita. Per questo, prima del successo, viveva tra vagabondi e ubriaconi. Per questo, quando scriveva, dava voce a chi non ce l'aveva. Un freak, un barbone che però discorreva di filosofia, musica classica e letteratura, mettendoci in mezzo sesso e violenza.

"La poesia qualcosa vale, credetemi. Impedisce di impazzire del tutto."

Ve l'ho detto, per me Buk è un amico, uno con cui parlare quando sembra che tutto vada storto, uno che non ti illude e dice le cose come le pensa: la sincerità che fa bene al cuore nonostante abbia la forza di un calcio nelle palle. A volte me lo immagino, lui col suo coltello e la sua bottiglia di vino, a cui non frega un cazzo di nulla, perchè l'importante è grattarsi sotto le ascelle, perchè fa bene anche star senza far niente, sdraiato a guardare il soffitto. E in fondo ha ragione, pure quando a torto, pure quando non sono d'accordo con lui. Per il resto sono le sue poesie a parlare.



STYLE

Lo stile è una risposta a tutto.
E' un nuovo modo di affrontare un giorno noioso o pericoloso
fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile.
fare una cosa pericolosa con stile è ciò che io chiamo arte.
Boxare può essere arte.
Amare può essere arte.
Aprire una scatola di sardine può essere arte.
Non molti hanno stile.
Non molti possono mantenere lo stile.
Ho visto cani con più stile degli uomini,
Sebbene non molti cani abbiano stile.
I gatti ne hanno in abbondanza.

Quando Hemingway si è fatto saltare le cervella con un fucile, quello era stile.
Alcune persone ti insegnano lo stile.
Giovanna d'Arco aveva stile.
Giovanni il Battista.
Gesù
Socrate.
Cesare.
García Lorca.
In cella ho conosciuto uomini con stile.
Ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori.
Lo stile è una differenza, un modo di fare, un modo di esser fatto.
Sei aironi tranquilli in uno specchio d'acqua, o tu, mentre esci dal bagno senza
vedermi.


PIOGGIA

Un'orchestra sinfonica.
Scoppia un temporale,
stanno suonando un'ouverture di Wagner
la gente lascia i posti sotto gli alberi
e si precipita nel padiglione
le donne ridendo, gli uomini ostentatamente calmi,
sigarette bagnate che si buttano via,
Wagner continua a suonare, e poi sono tutti
al coperto. Vengono persino gli uccelli dagli alberi
ed entrano nel padiglione e poi c'è la Rapsodia
Ungherese n. 2 di Lizst, e piove ancora, ma guarda,
un uomo seduto sotto la pioggia
in ascolto. Il pubblico lo nota. Si voltano
a guardare. L'orchestra bada agli affari
suoi. L'uomo siede nella notte nella pioggia,
in ascolto. Deve avere qualcosa che non va,
no?
È venuto a sentire
la musica.


LA TRAGEDIA DELLE FOGLIE

Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
le piante in vaso gialle come grano;
la mia donna era sparita
e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
mi cingevano con la loro inutilità;
c'era ancora un bel sole, però,
e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
e senza pretese; ora quello che ci voleva
era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
perché esiste, solo per questo;
sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
l'uomo che un tempo era stato giovane e,
così dicevano, geniale; ma
questa è la tragedia delle foglie,
le felci morte, le piante morte;
ed entrai in una sala buia
dove stava la padrona di casa
insultante e ultimativa,
mandandomi all'inferno,
mulinando i braccioni sudati
e strillando
strillando che voleva i soldi dell'affitto
perché il mondo ci aveva tradito
tutt'e due.

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