"La gente vera non mi piace" - Un uomo chiamato Charles Bukowski (Parte 2): Barfly & Factotum

 

Una cosa che Bukowski non si stancava mai di ribadire era la sua indifferenza per due cose in particolare: i viaggi e il cinema. A viaggiare fu costretto per via del vasto successo raggiunto in Europa, mentre il suo rapporto col cinema fu segnato profondamente da un film in particolare: Barfly di Barbet Schroeder (1987).

La cosa che ha dell'assurdo è il fatto che il vecchio Buk abbia partecipato attivamente al processo creativo del film, scrivendo la sceneggiatura e scegliendo persino l'attore protagonista che avrebbe dovuto impersonare il suo alter ego narrativo, Henry Chinasky. Per la parte si era infatti offerto l'amico Sean Penn, a cui egli però preferi Mickey Rourke
Il film fu prodotto dal regista stesso, che aveva già lavorato con Bukowski in The Charles Bukowski Tapes, film documentario caratterizzato da una serie di interviste rilasciate dallo scrittore tra il 1982 e il 1984, e da Francis Ford Coppola.

Henry Chinaski è uno scrittore ubriacone che un giorno conosce Wanda, un'ubriacona come lui. I due si innamorano, ma tra la coppia dissoluta si inserisce Tully, una giovane e bella donna proprietaria di una rivista letteraria che prima cerca Hanry come scrittore, poi come uomo. Ma Chinaski preferisce la vita dei bassi fondi alla "gabbia dorata" borghese.
 

Barfly - Moscone da bar non è, come molti credono o affermano, un film tratto da un romanzo di Charles Bukowski, bensì una sua opera originale, un copione scritto direttamente dallo scrittore per il cinema e pubblicato in seguito con il titolo L'ubriacone. Probabilmente a fuorviare lo spettatore e alcuni sedicenti recensori è stata la presenza di un ospite fisso dei romanzi e dei racconti di Buk, il protagonista. Eppure Barfly è un'opera originale che trasposita in immagini le migliori pagine di un frequentatore di bar (un barfly, appunto) come il nostro Chinaski. 
Il film racconta non la parabola discendente di un uomo ai margini ma la filosofia di vita di chi preferisce la strada e le betole ai palazzi e alle auto di lusso, di un artista che riscopre ogni giorno nei derelitti e negli ubriaconi come lui il senso di una vita libera da ogni guinzaglio sociale. Tutto ciò nel nome della scrittura, l'unica cosa che conti assieme alla bottiglia, entità indissolubili che portanto lungo la medesima strada: quella del piacere puro e semplice. Anestetici contro il dolore del vivere quotidiano, unico momento di gioia nello squallore metropolitano, sono il tratto distintivo di un personaggio che annullando le consuetudini, si ribella all'omologazione che rende l'umanità schiava di se stessa.

 "Umanità, non ne hai mai avuta, fin dall'inizio"

Chinaski è quindi un uomo che sguazza nella propria condizione, un anarchico esperto nell'arte del sopravvivere e dell'arrangiarsi, il cui unico scopo è l'affermazione di se in quanto individuo. La sua condizione è quella di uomo libero che osserva il mondo dalla propria posizione privilegiata, lo stesso mondo che lo ritiene un barbone, un pazzo o un rifiuto: un romantico in tutto e per tutto che indaga con il proprio sguardo curioso la prigione dorata in cui l'essere umano cerca continuamente di rinchiudersi. Un nichilista che scopre nell'esistenza in quanto tale il senso del tutto, senza per questo cercare di dare alle cose un giudizio morale. 

"Il matrimonio, Dio, i figli, i parenti e il lavoro. Non ti rendi conto che qualsiasi idiota può vivere così e che la maggior parte lo fa?", chiede Henry in una scena. In queste parole c'è tutto il disgusto per il vivere comune, per il sottostare a regole che incartano l'esistenza, la banalizzano privandola del fascino che le appartiene. Siamo molto vicini a quel che andava predicando Pasolini in quegli anni, in Italia, senza però le basi filosofico-culturali dalle quali partire per sviscerare l'idea di dittatura sociale. Questo perchè a Bukowski non interessa la politica o la psicologia dei processi consumusitici che portano all'ansia per il possesso: tutto quello che Buk cerca di raccontare è che esiste un altro modo, un altro mondo, con le sue regole, i suoi dolori e le sue gioie. La strada da percorrere non è necessariamente una. Chinaski stesso non è uno sciocco, ma un personaggio colto e consapevole della propria scelta, che ricerca nella quotidianità (per lo più notturna) la risposta ai propri stimoli. 

Ad interpretarlo un Rourke bravo come non mai, completamente calato nel personaggio, dinoccolato e sagace, un bambino troppo cresciuto che, in fondo, non fa altro che cercare qualcuno con cui condividere il proprio modo di vedere il mondo. Accanto a lui Faye Schroeder, incredibilmente sexy nonostante l'età, una Wanda perfetta, un Chinaski al femminile, disfatta e malinconica, che da il meglio di se negli attacchi di isterismo post etilico.


Barfly è stata l'unica incursione di Bukowski in un mondo (quello del cinema) che non gli apparteneva, esperienza di cui parlerà in Hollywood! Hollywood! in maniera come sempre diretta e sincera. Lo stesso regista compare nel film in un brevissimo cameo. Il risultato è un'opera dura, che scivola tra dramma e commedia al pari dell'esistenza. Un esplosione di caos seguito dal rumoroso silenzio della scrittura: frasi come colpi d'accetta sul cuore, volti come quadri espressionisti, tumefatti da risse e lacrime. Sullo sfondo il lato sporco di una città senz'anima incorniciata dal neon color fluo di un bar.

"Certa gente non impazzisce mai, che brutta vita devono fare"

Il cinema invece ha attinto spesso e volentieri dalle opere dello scrittore: dal nostro Marco Ferreri a Crazy Love di Dominique Deruddere, fino ad arrivare a Factotum di Bent Hamer, film del 2004 con Matt Dillon nel ruolo dell'onnipresente Chinaski. 

La storia è sempre la stessa, quella di un uomo che passa da un lavoro all'altro, da una donna all'altra e nel mezzo beve e scrive, come fossero quelle le due cose essenziali a garantire la sua esistenza.


Il film di Hamer è estremamente diverso da quello di Schroeder, più frammentario e meno organico, ispirato tanto al romanzo omonimo quanto ad altre opere dello scrittore. Lo stesso Dillon non regge il confronto con l'interpretazione di Rourke. C'è da dire che il modo di approciare il personaggio è stato completamente diverso: se Rourke recitava con grande esuberanza fisica riempendo la scena e finendo per fondersi con la caotica esistenza vissuta dal suo personaggio, Dillon procede per sottrazione attraverso la silenziosa lentezza di uno stile mai eccessivo, più riflessivo e rilassato. 
Factotum è un film che incarna perfettamente l'identità narrativa delle short stories: una serie di "scenette" che descrivono la fissità del quotidiano, l'oppressivo rincorrersi dell'esistenza. Trovare lavoro per poi perderlo, andare a letto con una donna e poi cercarne subito un'altra solo per tornare alla prima, alternare una bevuta ad una puntata sui cavalli. In mezzo la scrittura, l'unico modo per affermare la propria diversità: io non sono solo un derelitto. C'è un universo intero nello sguardo vuoto di Chinaski, lo stesso racchiuso in una lettera che verrà aperta solo alla fine del film. In Factotum però, come in Barfly, non c'è interessa per il risvolto positivo della storia. Quel che importa è ciò che si nasconde tra le righe di una storia scritta durante una sbornia.   

 
"Alla gente non serve l'amore. Quello che gli serve è il successo, in una forma o nell'altra. Può essere l'amore ma non necessariamente." 

Non so se Factotum sarebbe potuto piacere a Bukowski, che già non fu esattamente entusiasta dell'esperienza vissuta con il film di cui era stato sceneggiatore. Hamer del resto è un europeo e il suo stile dall'ampio respiro riesce a tradurre l'essenza di una storia che non è altro che il concatenarsi di sottotrame come rami che per vie traverse conducono allo stesso albero. Questo stile frammentato, freddo, caratterizzato da una fissità reiterata della camera da presa, che indagna negli spazi chiusi come la penna dello scrittore, alla lunga può risultare noioso e di scarso impatto emotivo, ma funziona definendo il claustrofobico senso di sconfitta di un uomo che ha scelto il proprio stile di vita e lo persegue come fosse la medicina alla schiavitù borghese. Peccato per la fotografia non abbastanza sporca, fin troppo solare negli spazi aperti, che non graffia e non si fa notare come dovrebbe.


Due modi diversi di intendere la filosofia di Buk, due stili quasi in conflitto che ritraggono lo stesso squarcio di esistenza. Ma alla base c'è sempre lui, con i suoi eccessi e la sua forza, la cattiveria della sua penna e della macchina da scrivere che lo accompagnerà fino alla morte (non si abituò mai al pc). Persino in tarda età, quando ormai sposato con Linda Lee Beighle era riuscito a ridurre le quantità di alcol ingurgitato e a migliorare il proprio stile di vita, non venne mai meno al suo modo di vedere il mondo: il suo giardino rimase sempre diverso da quello dei suoi vicini nel quartiere residenziale, continuò ad andare a piedi invece che guidare la Bmw che aveva nel garage. Credo che anche in punto di morte sia riuscito ad essere diverso e unico. 

"Incredibile quanto ferocemente ci attacchiamo alla nostra infelicità, l’energia che bruciamo per alimentare la nostra rabbia. Incredibile quanto un momento siamo lì che ringhiamo come bestie, e un momento dopo ci siamo già scordati il come e il perché. E questo non per ore, o giorni, o mesi, o anni, ma per decadi, vite completamente usate, consegnate agli odi e ai rancori più insignificanti. Alla fine, qui non resta niente alla morte da portar via…"


   

Commenti

  1. Barfly è stupenderrimo. Non ho ancora visto (o meglio, non ho voluto vedere)Factotum perché ho un pessimo rapporto con Dillon, però ora che ne hai parlato non male, me lo procuro.
    Ma invece del film di Ferreri, che ne pensi?

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  2. Factotum non è un film riuscitissimo ma è da vedere secondo me. Abbastanza scomodo.

    Il film di Ferreri invece l'ho visto troppo tempo fa, ricordo che lo trovai poco bukowskiano, non mi piacque visto in tal senso, dovrei rivederlo come film a se.

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  3. Se esistono due persone profondamente diverse ,radicalmente diverse sono io e questo immenso genio.Proprio per questo amo leggere i suoi libri,entrare nel suo mondo.Perchè c'è verità in quello che scrive.Non è un poser,un dannato da best sellers,ma un vero scrittore
    A me Dillon piace assai come attore,sopratutto da "vecchio" è assai migliorato.Rourke che facciamo ? c è bisogno di dire che è un grande?No.

    Oh,ma la canzone dei dogs d'amour la conosci ,quella su bukowski?Anzi mi sa che sono due,toh ciapa!

    BULLET PROOF POET
    http://www.youtube.com/watch?v=Hl-pplTVcvg

    e poi questa-più rock-

    mr barfly-una figata!-

    http://www.youtube.com/watch?v=XpDitbt9JAo

    buon ascolto e lunga vita al vecchio ubriacone Chinaski

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  4. No, sti pezzi non li conoscevo, grazie per avermeli linkati, se no che bukowskoniano sarei. Per il resto concordo, al contrario di te io mi sento molto vicino a Buk ma in ugual misura mi paice leggerlo, come fosse ascoltare le parole di un fratello maggiore.

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  5. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Ma no, sono due cose diverse quelle che abbiamo scritto :D anche qua, grazie per il link

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    2. Nella tua c'è molto dell'intervista con la Pivano.Ma è interessante notare come molte letture personali che abbiamo dato siano simili.Tu però sei spesso davvero troppo buono! Factotum e Dillon son peggio di Ferreri e Gazzara, ma molto....Nel 2004 lo vidi al cinema e per poco non me ne andai a metà..

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    3. Factotum lo vidi parecchio tempo fa e all'epoca lo considerai mediocre con alcuni passaggi riusciti e difetti evidenti... qui ho provato a leggere il film secondo la poetica Bukovskiana e cose buone ci sono, ma non lo considero ne riuscito ne così brutto (magari vedendolo oggi mi verrebbe un colpo e darei fuoco alla tivù, non lo nego)

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  6. Sorbole e perdincibacchi!!! O_O Bella Bella e meglio della mia, stà rece.Non l'avevo mai vista perchè da furbofon non ho le colonne delle opzioni! Mi auto smerdo e ti linko alla mia!! ROTFL

    ....Pssst...Accanto a Rourke non c'è Barbet...c'è Faye!... ;D

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    1. E' vero cavolo, per fortuna non c'è Barbet, sai che brutto sarebbe stato... e vorrei capire perchè ho pensato a lui invece che a quel bel pezzo di donna :P

      Grazie per la correzione...

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  7. Sul perche' tu abbia pensato a lui...sono cose tue personali e al massimo del tuo anal-ista... ;P

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