Doomsday - Il Giorno del Giudizio (N. Marshall, 2008)


Il post-apocalittico, pur avendo avuto sempre molto credito presso gli appassionati di fanta-horror e streampunk, è un genere difficile. Certo, dipende da come lo si affronta e dal taglio che il regista decide di dare alla storia (e al modo di raccontarla), perchè spesso può sfociare nella baracconata tutta botti e effetti speciali o nel visionario tanto estremo da divenire incomprensibile.
Era il 2008 quando il regista inglese Neil Marshall, alla sua terza pellicola, affrontò il suo personale post-apocalittico chiamandolo Doomsday.

Scozia: il virus Reaper annienta gran parte della popolazione. Al fine di circoscrivere il contagio, l'intera nazione viene isolata ed abbandonata a sè stessa. Trent'anni dopo, a Londra, il virus ricompare scatenando il panico. In Scozia però qualcuno è sopravvissuto e una squadra di militari viene inviata per scoprire se c'è una cura. A capitanarla Eden, che nella vecchia Scozia potrebbe cercare le tracce del proprio passato.


Giocando con i generi, in un rimando citazionista che si morde la coda senza mai stancare, Doomsday assomiglia ad un prisma tante sono le "facce" che lo compongono. Neil, da buon inglese ubriacone che ha assimilato un certo tipo di cinema nel proprio dna, confonde le carte, ambienta una storia nel futuro e in quel futuro ci mette un pezzo di passato. Il suo cinema ludico è un parco divertimenti in cui deserto e foresta coesistono nello stesso spazio filmico, in cui bande di cannibali metropolitani lasciano il passo a cavalieri con le loro armature e i loro cavalli mentre si può attraversare non solo lo spazio ma anche il tempo a bordo di una Bentley fiammante.
Un mondo costuito da chi conosce alla perfezione il mezzo che usa e che si tinge di una violenza esasperata proprio perchè fiction ma non perchè irreale, più che altro un tentativo di amplificare il mondo fino ad esasperarlo, proprio come farebbe un bambino.
Di questo bambino i padri sono Carpenter, Milius, George Miller e Hill, ma anche Romero, Cameron e, diciamolo, Quantin Tarantino (o se vogliamo esploitation, così non offendo nessuno) e la sua scuola il b-movie, di cui ripropone perfettamente l'estetica.


Ora, cosa rende questo film diverso da una qualunque baracconata tutta botti e effetti speciali alla, che ne so, Roland Emmerich? Per prima cosa gli effetti speciali di Doomsday sono limitati e ben utilizzati, mai invadenti. Secondo perchè c'è Rhona Mitra.
Eden Sinclair è l'eroina sulle cui spalle si affollano simboli di un cinema passato (ma non perduto) da cui Marshall ha preso ispirazione senza mai cadere nell'emulazione fine a se stessa. Così rivediamo in lei Snake Plissken e Mad Max ma anche i solitari antieroi di Walter Hill, spingendoci verso la Ripley di Aliens, la Sarah di Day of the Dead o la più recente Alice di Resident Evil. Nonostante questo Eden è una figura unica, forse con qualcosa in più, che prende possesso del film determinandone la riuscita. 

Questo perchè nel film stesso lei si muove come in una struttura di cui è parte integrante, snodo narrativo fin dalla bellissima introduzione per arrivare ad un finale/non finale che la proietta verso l'infinito infilmabile. La Mitra non presta lei solo la faccia e le proprie caratteristiche d'attrice, ma soprattutto il corpo, la gestualità e lo sguardo, tanto da rendere significativa ogni sua azione e movimento, anche il più reiterato (come quello della sigaretta). Un personaggio alla ricerca di un passato perduto che possa dare un senso al proprio presente e che proprio in questa ricerca si perde. Per autodeterminarsi Eden ha bisogno di far venire fuori la propria essenza e qui subentra Rhona, che identificandosi con il personaggio gli dona una fisicità che supplisce a un'indagine psicologica di cui sinceramente non sentiamo il bisogno. 


Ecco che così torna la visione che Marshall sembra avere della donna, in grado di autoaffermarsi attraverso la propria androgina essenza, che al tempo stesso la eleva ma la rende irrimediabilmente sola. 
Così il corpo diventa uno strumento di insostenibile e inesorabile bellezza, non quella eterea di tante eroine inutili ma quella bagnata di sangue e che si porta addosso le proprie cicatrici come simbolo di una violenza che ha provato a spezzarla ma che l'ha resa solo più forte. 

Attorno a Rhona/Alice (a cui la mia amica Lucia ha dedicato un bellissimo video qui) ruotano tutti gli altri characters, alcuni macchiette come Sol (interpretato da Craig Conway), che sembra attingere dai più disparati cattivi cinematografici (il Romero di 1997: Fuga da New York, il Wez di Mad Max 2 o il Luther di The Warriors), altri prototipo di personaggi futuri come Cpl. Read (Nora-Jane Noone), oppure il Dr. Kane (Malcolm McDowel), simbolo di un passato che per garantire la propria sopravvivenza cerca di distruggere il presente e con esso il futuro. Insomma un affiancarsi di volti noti e meno noti che però non fanno altro che gravitare attorno alla protagonista.


Non meno importante è la valenza simbolica di un film come questo, che oltre ad essere un giocattolone citazionista si rivela metafora di un passato che sembra ossessionare Marshall come fosse (non a caso) un virus e che spingerà il regista a dedicarsi al peplum storico in quello successivo (Centurion). Il muro che circonda la Scozia nel film per isolare la malattia non è molto diverso infatti dal vallo di Adriano posto per arginare la spinta barbarica nel medioevo.

Doomsday è un film come non se ne fanno più. Manca il coraggio, perchè il pubblico ti fraintende sempre e se citi sei un copione, se sperimenti sei un pazzo e se vuoi divertirlo si aspetta i fuochi d'artificio. Marshall invece fa quello che gli piace fare e come gli piace. E' un incompreso, ma non c'è da meravigliarsi: le persone - e gli artisti - speciali non li capisce mai nessuno.


 

Commenti

  1. sto piangendo.
    Ecco che così torna la visione che Marshall sembra avere della donna, in grado di autoaffermarsi attraverso la propria androgina essenza, che al tempo stesso la eleva ma la rende irrimediabilmente sola.
    "Così il corpo diventa uno strumento di insostenibile e inesorabile bellezza, non quella eterea di tante eroine inutili ma quella bagnata di sangue e che si porta addosso le proprie cicatrici come simbolo di una violenza che ha provato a spezzarla ma che l'ha resa solo più forte"
    ma perché questa cosa non la capisce nessuno?

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  2. Perchè la gente è assuefatta al niente, quindi non recepisce più. E cosa può fare uno più di quello che fa Marshall, per farsi capire?

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  3. Metterci cinque spiegoni che illustrino nei dettagli il personaggio di Eden. magari sei o sette flashback.
    E anche qualche scena alla matrix col bullet time, così fa tutti contenti

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  4. In The Descent prende la protagonista e la immerge nel sangue. Nessuno capisce. Allora prende Eden senza passato e alla ricerca del prorpio futuro e le da il corpo di Rhona. Nessuno capisce. Così prende Etain, la fa diventare il simbolo di ciò che la violenza forgia. Nessuno capisce.

    Sì, credo abbia ragione tu.

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  5. Sono corpi lanciati verso la distruzione, sono macchine asessuate. Eppure sono profondamente, intimamente donne.
    è un concetto troppo complesso per chi è abituato a vedere Leatherface vs maglietta bagnata

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  6. E tutto questo non pregiudica nemmeno il divertimento. La verità è che non c'è più spazio per la bellezza, quella bellezza lì, da nessuna parte.

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  7. No, il pubblico non la vuole.
    vuole le bambolotte, o le eroine acrobatiche.
    Le donne carnali e allo stesso tempo così belle da sembrare angeli della vendetta son passate di moda

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  8. Io lo dico sempre di aver sbagliato tempo e luogo. Probabilmente ho sbagliato pure pianeta.
    Speriamo che Marshall non si fermi.

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  9. Ho visto questo film proprio qualche giorno fa, e non posso che unirmi al tuo coro: si tratta di un vero Filmone, che però come capita sempre, finisce per non essere capito. Solo cercare le varie chiavi di lettura potrebbe risultare complicato ai più...
    Ma forse è meglio così, meglio che certe perle rimangano per pochi, magari divulgate come copie di un testamento scomodo che nessuno vuole vedere...

    Complimenti, ottima recensione! :)

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  10. Per me Doomsday-e l'ho scritto anche nella recensione sul mio blog,oh a una certa età ci ripetiamo all'infinito-è una sorta di riassunto-bignami del cinema di genere e sottogenere frullato divinamente.Pandemia,eroine solitarie,missioni impossibili,cannibali,eccetera eccetera

    Un capolavoro,che piace assai anche ai cvitici come me!Poi su Rhona,ormai..Ma perchè non fondiamo Il Mucchio Selvaggio Fanatici di Rhona?Secondo me lei ne sarebbe entusiasta e ci amerebbe tutti!^_^

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  11. @narratore: sono contento Doomsday abbia colpito anche te e che la profondità di u film "ludico" come questo risuoni agli occhi di qualcun'altro.
    Grazie per i complimenti.

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  12. @Babordo76: sì, questo è un film esaltante e Rhona è... è Rhona.

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