Kakurembo (di S. Morita e S. Kura, 2004)


Kakurembo (Nascosti nel buio) è un cortometraggio anime in 3D. No, niente a che vedere con il 3D tanto di moda al cinema in questi ultimi anni, ma di una grafica che predilige l'aspetto pieno dell'animazione, definendo nel dettaglio la resa cromatica e permettendo un movimento più realistico.
Ideato e realizzato da Syuhei Morita e Shiro Kura nel 2004, si tratta di un corto animato horror dai tocchi soprannaturali giocato sull'idea di un nascondino della morte, un vero e proprio labirinto in cui un gruppo di bambini si perde e perde tutto ciò che aveva di più caro.

Nella periferia di una città non meglio identificata si svolge il kakurembo, il classico nascondino giapponese. Quello che si svolge in questa metropoli desolata è però un gioco particolare, magico e pericoloso. Il kakurembo ha inizio quando sette bambini col viso coperto da una maschera si raggruppano. A quel punto le luci della città si spengono e i demoni cominciano a dare la caccia alla loro anima.


Ambientato in una città in rovina, a tratti realistica nella rappresentazione grafica, altre cupa e sporca come un sobbrogo fantasma, questo piccolo gioiellino di più o meno 23 minuti ci catapulta in uno scenario da incubo e ci fa sentire proprio come bambini impegnati un un gioco pericoloso, misterioso e folle: piccoli, sperduti, ma non per questo privati di quella curiosità (a volte travestita da scetticismo) viva che ci spinge a fare quel che tutto farebbe presupporre di non dover fare. Così la città dalle luci fluo dei neon e dalle ombre che come Oni (demoni) ti scivolano alle spalle, questa città da incubo ma affascinante come i ghetti asiatici colmi di prostitute e malviventi, ti gira intorno, ti bracca e poi ti avvolge, ti stritola se gliene lasci l'occasione, giocandosi le carte dell'atmosfera che sospinge al terrore attraverso le suggestioni, fino ad un finale amaro e nero come il carbone, il tutto alimentato da una musica sublime e decadente, a tratti alienante.


In tutto questo la scelta di seguire i protagonisti nel loro viaggio verso l'ignoto, in quel gioco chiamato Otokoyo, è eseguita con il distacco cinematografico di una camera che segue senza farsi vedere, quasi fissando i movimenti dei personaggi di nascosto. Un animazione che per vie orizzontali e verticali ingarbuglia una trama altrimenti lineare, disegnando un vero e proprio labirinto in cui vanno a perdersi i sensi e la ragione. Quel che rimane è il cuore, lacrime e sospiri tra le luci e le ombre che lentamente si dipanano fino all'esplosione di colori finale, alle luci che illuminano una città ormai senz'anima, quasi in una critica finale all'urbanizzazione estrema che ha snaturalizzato il Giappone e i suoi abitanti, nutrendosi della loro forza e del loro "calore".

Un'opera cattiva ma mai estrema, estremamente efficace, che colpisce lo spettatore esasperando in lui un senso estremo di solitudine. Il tutto caratterizzato da un'animazione fluida che alterna staticità a momenti di dinamismo, moltiplicando la sensazione di dramma e mistero. Il resto lo scoprirete guardando il corto. Fatelo.




N.B. Nel film la scelta di mascherare i bambini è stato un trucco per coprire i loro volti, poco credibili nelle espressioni a causa dell'animazione 3D.

Commenti

  1. mi ispira alquanto anche questo, e appena avrò il tempo guarderò pure questo. Temo che stasera la mia lista di film da vedere si allungherà grazie alle tue recensioni super utilissime ;)

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  2. Questo è un corto, non ci metterai poi molto... e lo trovi proprio a fine post... e grazie per le tue belle parole :)

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