Halloween - The Beginning (di Rob Zombie, 2007)

 
Halloween, la notte delle streghe, è una festa pagana che dall'Europa celtica venne esportata con successo nel nuovo mondo degli Stati Uniti. Ma Halloween è la vigilia di Ogni Santi, la notte in cui gli spiriti dei morti tornano in vita e il soggetto perfetto per un film dell'orrore che si rispetti, a partire dalla pratica del Trick or treat, il "dolcetto o scherzetto" ovvero la possibilità di pagar dazio per permettere ai propri defunti di riposare in pace.
Ma un film per Halloween non è necessariamente un film su Halloween. Se l'horror è uno dei generi più proficui e non sono pochi i capolavori che lo costellano, i film dedicati alla notte delle streghe, nonostante l'abbondanza, non si lasciano ricordare facilmente.
L'anno scorso, per festeggiare questa festività, recensii non solo quello che considero un capolavoro tra i capostipiti del genere slasher, ma il film di halloween per eccellenza: Halloween - La notte delle streghe (recensito qui), di John Carpenter. Un film che vanta sette seguiti di un regista che hollywood ha letteralmente saccheggiato.

Nel 2007 il regista e musicista Rob Zombie, dopo il successo del suo secondo film, La casa del Diavolo, dirige il remake del film in questione. Forse remake non è la parola adatta: remake, prequel, rivisitazione, aggornamento. Quel che è sicuro è che Halloween - The Beginning si rivelò un film totalmente avulso dalla serie che tutti conoscevano. Peccato che il risultato fu al di sotto delle aspettative.


L'idea alla base è incredibile: il film mostra i giorni precedenti al massacro di cui fu protagonista Michael, prima donna del film originale. Zombi ci mostra il background del ragazzino prima dei terribili eventi che portarono al massacro di Haddonfield, lo svilupparsi di una psicosi con radici non solo nel profondo della mente del giovane, ma soprattutto nel suo ambiente sociale. Un reietto figlio di reietti che seguendo il naturale evolversi della propria personalità, diventa un mostro da telegiornale, uno psicopatico da cronaca nera, un assassino privo di morale.
Appunto, reietti, sono loro che interessano a Zombie. Come nei suoi precedenti film, esseri brutti, sporchi e cattivi come non mai. Ma umani, troppo umani. Perchè c'è qualcosa che ancora li trattiene dal diventare mostri assoluti. Michael è nato e cresciuto in un ambiente abitato da gente simile. Ha conosciuto solo violenza e un amore talmente contorto da aver assunto connotati diversi. Un amore irriconoscibile ma non per questo meno reale e vero. La differenza con il Michael Myers di Carpenter è evidente: lui, appartenente a una famiglia piccolo borghese, non è altro che il male che prende forma. Non un male cristiano o morale, ma un male selvaggio, un'oscurità proveniente dalle profondità della terra. La natura che si abbatte con tutta la sua violenza sul mondo civile, innaturale e costruito, sintentico. Un male senza origine, che è li e basta.
In altre parole in Halloween - The Beginning viene data una spiegazione al male e all'orrore, in Halloween no. Attitudini di due registi completamente diversi. E se fosse stato solo così sarebbe andata benissimo, sarebbe stata una lettura originale nel segno della poetica di un regista ai margini che parla di individui ai margini. Un film che corre lungo i propri binari fregandosene del modello e sviluppandosi secondo parametri propri e inconfondibili. Un'illusione che dura poco meno di metà pellicola.


Non si può copiare un capolavoro. Non si può cercare di doppiarlo. La via dell'imitazione è a senso unico e spesso senza via di uscita. O ti metti lì e lo fai uguale uguale o devi cercare una strada alternativa.
Iniziando a guardare Halloween - The Beginning, si ha la sensazione che Zombie questa lezione l'abbia imparata e che sappia quello che sta facendo. Ed è veramente così, all'inizio. Poi però il suo film cambia percorso e si va a sovrapporre a quello di un maestro dell'horror, uno che era in grado di spaventarti senza farti vedere nulla: l'idea che ci fosse qualcosa di spaventoso e terribile dietro quel che veniva mostrato già faceva paura, e bastava a se stessa.
Il male che si abbatte su una società corrotta e sporca, per come viene rappresentato nella seconda parte del remake, si rivela in perfetta contraddizione con quanto mostrato fino a quel momento. Allora forse è altro, magari critica sociale o più semplicemente un horror sovrannaturale che però è in netto contrasto con Zombie e con quel che aveva detto di voler fare e di pensare. Quindi si fa forte la sensazione che il regista non abbia più saputo come continuare quanto iniziato. Che si sia perso in un confronto impari con qualcosa di più grande di lui. Di completamente diverso. Fa male pensare a quel che avrebbe dovuto essere e che non è stato, fa male guardare la deturpazione di un capolavoro: un bamboccione autistico che uccide negli stessi modi ma con molto meno stile di suo fratello maggiore, il Michael originale. Fa male perchè vien voglia di spegnere e andare a far di meglio. E invece uno rimane imperterrito a guardare sperando in una ripresa solo per assistere aduccisioni, massacri, sangue e sporcizia. Senza scopo però, 'ché tutti i sottotesti filosofici/metaficisi del film del '78 scompaiono per lasciar posto a chissà cosa. Il problema è che un personaggio di tale caratura ha sunto il ruolo di icona. L'uomo nero per eccellenza, incarnazione dell'incomprensibile e dell'ancestrale che assesta colpi letali al mondo borghese, ma anche l'occhio della telecamera che osserva silente i limiti e i difetti di un'umanità "contro natura" è qualcosa di troppo grande da essere prima stravolto e poi asservito. Ed è questo che succede nel film di Zombie rendendolo incomprensibile se non stereotipato.


Anche la scelta degli attori fa rimpiangere l'originale. La migliore di tutte, Sheri Moon (Deborah Myers, la madre di Michael) lascia il film dopo la folgorante prima parte. Restano Malcom McDowell che ormai è una caricatura di se stesso (ben altro appeal aveva Donald Pleasence), Scout Taylor-Compto che nulla ha a che spartire con Jamie Lee Curtis e un Tyler Mane fastidioso come poche cose al mondo. Per fortuna c'è Udo Kier a risollevare un po' le sorti di un cast mediocre come tutto il film. Perchè quel che da più fastidio è l'occasione mancata che lo salva da una totale insufficienza ma lo rende soltanto più inutile. Sarà colpa di un regista condizionato dalla sua prima grande produzione, un Davide incapace confronto a un Golia immenso, un bambino spaventato da una storia che non sa raccontare, non come avrebbe voluto almeno. O forse la colpa è stata di una produzione che dirige al posto del giovane e talentuoso regista e che cerca il successo senza aver le carte giuste da giocare. Il risultato è uno slasher come un altro, in cui il killer immortale fa la pelle a giovani preda di crisi ormonali. Non cambia molto. Una sconfitta è una sconfitta. Prendiamolo come uno scherzetto. Siamo ad Halloween, dopo tutto.



P.S. Buon Halloween a tutti!



Commenti

  1. il fatto che abbia pure girato il sequel,mi fa pensare che sto remake,zombi lo abbia pensato come è stato girato.Micheal cappellone poi!

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  2. Ti dico la verità: io il sequel ho incominciato a vederlo ma ho spento a metà. Perchè c'è un limite a tutto :D

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