Il Mistero del Bosco (di L. McKee, 2006)


Di Lucky McKee ho già parlato in passato, su questo blog: la prima volta con The Woman, che ad oggi è forse il suo film migliore, la seconda con May, suo esordio cinematografico malato e malinconico. Non che ne abbia girati tanti, Mckee, di film. Ma quei pochi che fanno parte della sua filmografia lo hanno consacrato come nuovo enfant prodige del cinema horror americano. Per questo ritrovarsi di fronte a The Woods (2006) lascia un po' straniti, non solo perché si tratta della sua opera meno riuscita ma soprattutto perché si può definire addirittura classica.

1965: Heather è una ragazza difficile e dotata che, costretta dalla madre, comincia a frequentare la Falburn Academy, una prestigiosa scuola femminile nascosta nel cuore della foresta. Lì Heather inizia a sentire delle voci e ad avere terrificanti visioni legate alla misteriosa scomparsa di alcune studentesse. Perché la scuola, come il bosco che la circonda, nasconde terribili segreti.

Il Mistero del Bosco è un film che sembra essere stato girato in un altro tempo e in un altro luogo. Anzi, in un "non" luogo poiché il bosco, da sempre, è un non luogo dotato di vita propria che respira, si muove e, in certi casi, uccide. 
Ispirato a Suspiria fino quasi ad essere considerato un remake del capolavoro di Dario Argento, The Woods è un omaggio al film italiano ma non ne segue in maniera pedissequa la struttura e le dinamiche. Anzi, è piuttosto una favola dark che in alcuni passaggi cede al fantasy senza mai elemosinare su sangue e effetti thrilling. 

Ma non si tratta solo di questo, perché dietro la struttura di un horror classico e uno stile estetizzante si nasconde quella che sarà la linea guida del cinema di McKee: una sorta di femminismo sacrale in cui la donna è o agnello sacrificale vittima del sistema sociale o incarnazione di forze primitive e selvagge, al di là del bene e del male. Lo scontro tra ente sociale (la scuola), con regole ferree da seguire e che schiaccia le individualità in una sorta di "normalizzazione" collettiva, e ente "sacrale" (il bosco) che attraverso leggi invisibili mette in risalto le individualità portando alla luce la magia che brilla dentro di ogni individuo, si concretizza con la ribellione dell'individuo (la donna) alla ricerca di una dimensione propria e indipendente, una via di mezzo tra le parti.


Lo stile di McKee è originale, a tratti visionario, di un'eleganza rara nei giovani cineasti di genere. Le atmosfere rarefatte rese attraverso una continua sospensione della realtà - e la fotografia plumbea - contrastano con la plasticità della messa in scena -  in risalto attraverso l'uso di rallenty - che ben si adatta all'ambientazione classica del film. Peccato che The Woods appaia a tratti confuso e si abbandoni a continui cali di tensione, forse per difetti a livello di script, e che nel finale il regista perda il controllo della propria creatura pasticciando e affrettandone la conclusione, abbandonandosi a una sorta di caos stilistico. 
Si tratta di piccoli difetti che, in una visione d'insieme, incidono sul risultato finale. Ovviamente però dipende da con che occhio si guarda questo tipo di film. Il mio tende a rimanere incantato: la dimensione fantastica della favola dark, i continui passaggi tra mondo reale a mondo onirico, la presenza di un'icona come Bruce Campbell, tra serio e faceto, rende questo Il Mistero del Bosco un film di un altro tempo e di un altro luogo. A me questo basta. Forse mi accontento, ma sono felice così. Perché questo tipo di cinema mi fa tornare bambino. Tornare bambini, con l'horror, vuole dire spaventarsi ancora come non sappiamo fare più oppure rimanere incantati da quell'altro tempo e quell'altro luogo. E preferirlo al nostro, anche se ci sono mostri e magia nera. Altro che la Disney.


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