Paranormal Activity 4 (di A. Schulman e H. Joost, 2012)


Non so cosa possa spingere lo spettatore, ormai, ad andare al cinema per guardare un episodio del franchising Paranormal Activity. Siamo arrivato ormai al quarto capitolo di una saga inutile. Inutile dal punto di vista cinematografico, perché non si tratta di cinema; inutile dal punto di vista dell'intrattenimento, perché escluso il primo capitolo non si tratta più nemmeno di quello. Inutile dal punto di vista dell'horror perché se io mi metto dietro un angolo e faccio "buuu" ogni volta che passa di lì qualcuno, non faccio paura, faccio semplicemente l'idiota. 
Ora, se andate in qualunque cinema italiano, in questi giorni trovate Paranormal Activity 4. E' ridicolo che sto film ci sia e tante altre pellicole meritevoli qui da noi non le troveremo mai. E' irritante. Oren Peli, uno che ha girato un filmino a casa propria (che può ritenersi anche riuscito, se vogliamo) ha prodotto sotto la spinta di alte influenze hollywoodiane, una saga che non ha ragione di essere in quanto ripetitiva e sempre più scontata. In questo caso produce l'ennesimo allungamento di brodo raccontandoci una storia noiosa dall'inizio alla fine, affidando la regia (?) alla sconosciuta coppia - perché c'è bisogno di girarlo in coppia, un obbrobrio del genere - Ariel Schulman e Henry Joost. Siamo nel 2012 e sembra di guardare il filmino di una gita: amatoriale, soporifero e confuso.

La prima domanda che sarebbe lecito farsi è: c'è qualcosa di buono in questo Paranormal Activity 4? Beh, forse l'attrice protagonista... cioè, quella che recit... ok: la ragazza nel ruolo principale, una biondina sconosciuta che si chiama Kathryn Newton. Niente di eccezionale ma per lo meno un bel vedere. 
Non c'è altro, poi, di accettabile in questo giocattolo dell'orrore perché, stanchi di inventare qualcosa di nuovo, sceneggiatori e autore hanno deciso di riproporre quando già visto nei capitoli precedenti. E non parlo solo di ombre, oggetti che si muovono, di corpi sollevati in aria e trascinati da forze invisibili. Parlo delle solite telecamere sparse per la casa (ma questa volta sono web-cam, fate attenzione), dei soliti bambini che parlano da soli e della solita coppia che è convinta che qualcosa di stano stia succedendo ma nessuno le crede. Persino il finale è preso pari pari da quello di Paranormal Activity 3, e se nel capitolo precedente poteva mettere un po' di ansia in questo non sorprende e fa sbadigliare. 
Come se tutto questo non bastasse, a differenza delle puntate precedenti, in questa non viene trovata nessuna scusa che possa spiegare il motivo per cui questa ragazzina e il suo amichetto filmano persino quando vanno al cesso. E il bello che tutto questo è a uso e consumo dello spettatore perché loro se ne sbattono delle cose strane che hanno ripreso e non le usano neanche quando il resto del mondo crede che siano due pazzi. 

Invece di trovare, non dico qualcosa di nuovo, ma almeno qualcosa di decente da mostrare, Schulman e Joost lasciano perdere personali trovate registiche e piazzano nel loro filmino un paio di citazioni: quella di Poltergeist, una di Shining e una del Nightmare di Craven. In altre parole un colpo al cuore di chi il cinema horror lo segue da un po' di tempo in più. E' offensivo, non cinefilo. Per il resto non si ride, non ci si spaventa e non ci si capacita di come si possa essere caduti nell'ennesima trappola ordita da personaggi che col cinema non dovrebbero avere nulla a che fare. Quindi, se volete un consiglio, anche se siete imperterriti fan della saga paranormale, statene alla larga.



Commenti

  1. Visto?
    Te l'avevo detto che ti saresti sentito più leggero XD
    P.S. Bravo che hai citato anche Poltergeist e Nightmare, io mi sono sentita di citare solo Shining perché le offese e le prese in giro le tollero solo fino a un certo punto XD

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  2. Ho conservato parte dell'indignazione per il quinto capitolo ;)

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