Pontypool - Zitto o muori (di B. McDonald, 2009)


"Ferisce più la penna che la spada", dice un vecchio detto. Nel senso: può più far del male una parola che un pugno nello stomaco. Ed è verissimo. Le parole possono essere un'arma terribile, di convincimento e distruzione. Anche in tanta letteratura distopicam, le parole hanno rappresentato il mezzo di propaganda per eccellenza, sfruttate, manipolate, trasformate. Il potere dei fonemi. Un organismo che si evolve e si trasforma. Ma non sono qui per una lezione di linguistica. Non sono  Chomsky, io.
Anche nel cinema il linguaggio ha avuto sempre un ruolo predominante. Nel cinema horror, soprattutto. Nei film la gente parla, parla, parla. Oppure sta zitta, per questo quando parla fa ancora più rumore. Ne La Casa la lettura ad alta voce di un libro risveglia forza malvage che assalgono i protagonisti. La magia è sempre stata innescata dalle parole, incatenata a loro. Ne Il Seme della Follia il male si propaga per mezzo di un libro, quindi della parola scritta. La comunicazione come mezzo di contagio. E nel 2009 arriva Pontypool.
Pontypool ha un incipit estremamente carpeteriano. Poi diventa romeriano e nel finale aleggiano l'ombra di Raimi e di Tarantino (aspettate dopo i titoli di coda). Il film però è canadese, tratto dal romanzo Pontypool Changes Everything di Tony Burgess (qui anche sceneggiatore) e diretto dallo sconosciuto Bruce McDonald.

Grant Mazzy è un dj sull'onda del declino che conduce un programma di prima mattina nell'emittente della cittadina di Pontypool, nell'Ontario. Un paese in cui la notizia principale è la scomparsa di un gattino. Se non fosse che in una mattina come tante succede qualcosa: Un'ondata di violenza collettina colpisce gli abitanti che cominciano a divorarsi tra loro

Budget ristretto, location unica e una manciata di attori. Questo è Pontypool - Zitto o muori, film che rispetta pedissequamente le unità aristoteliche ti tempo e di spazio. Una fotografia satura e uno stile di regia minimalista riempie lo sguardo della mdp facendo dimenticare tutto quel che ci circonda. L'ambientazione è una radio, il mezzo è la dialettica, lo scopo è estromettere lo spettatore dal resto del mondo e chiuderlo in una prigione claustrofobica. Fuori è la tormenta, la neve e un non-mondo celato nell'oscurità. La vita è solo tra le cuffie, i mixer e gli altoparlanti, con le informazioni che arrivano dall'esterno e la voce degli inviati, unico tramite tra le due realtà.
Sembra di essere ai tempi di Welles e de La Guerra dei Mondi. Le parole creano confusione, vengono fraintese, confuse e manipolate. Forse perchè hanno perso il loro significato, forse perchè la gente non le sa più ascoltare. Ma non si tratta altro che di un codice creato per comunicare. E forse il problema è proprio in questo, è in quello che si comunica. 
Grant Mazzy è un ottimo oratore, un mago della comunicazione, ma non crede più in quello che fa. Non crede più in quello che racconta, tra una provocazione e l'altra al guinzaglio della produzione. Poi però arriva la fine del mondo: l'incomprensibile che parla una lingua diversa si abbatte sulla cittadina canadese è puzza di apocalisse. Non ci sono immagini che ce la raccontano, solo testimonianze parlate che si contraddicono, tanto inverosimili da diventare inaccettabili. 


Quindi cosa succede? Rinchiusi in un vero e proprio bunker Mazzy, Sydney la produttrice (Lisa Houle) e l'assistente Laurel-Ann (Georgina Reilly) si ritrovano intrappolati nel bel mezzo di una pandemia zombi che si propaga atraverso l'uso della parola. Sembra quasi che si agisca per contrappasso: coloro che agivano attraverso le parole da queste vengono plasmati e mutati fino a perdere la propria identità e individualità. Il "verbo" agisce sulla realtà determinandola e si fa strumento demiurgico. E' un modo per rilanciare la figura degli zombi, i non morti spinti dal desiderio di carne umana che qui diventano esseri spinti dalla neccessità di dare un senso al linguaggio per riacquisirne uno proprio. Nessuno sottotesto sociologico, né politico. Solo la tensione prodotta dall'attesa e dal non sapere/non vedere/non capire. Pochi ma efficaci tocchi splatter. La tematica dell'assedio che rinuncia a qualsiasi aspirazione action alla The Horde ma che comunque ricorda Zombi e Il Giorno degli Zombi. Una novità non da poco nel poco variegato horror contemporaneo. Peccato che la sorpresa e la novità si perdano dopo un'ora, quando attraverso lo stratagemma dello spiegone si finisce per uccidere la tensione e cadere nella noia. Che bisogno c'era? Perchè qualcuno ha ancora la brillante idea di ricorrere allo spiegone? Mistero. Rimane a quel punto la deriva ironico/grottesca del finale che stona e mal si lega a quanto mostrato (ops, sentito) fino a quel momento. Per fortuna il caratterista Stephen McHattie rende le cose più facili mettendoci la faccia e, soprattutto, la voce. 

Insomma, nonostante questo Pontypool sia un film riuscito letteralmente a metà, nuove strade si aprono per il cinema horror e per un filone ormai esaurito che vive di riciclo. Se questi input verranno colti solo il tempo potrà farcelo sapere. Per ora è tutto, il vero e unico Combinazione Casuale vi augura buona serata.

Qui un'altra recensione.


Commenti

  1. Ti dirò per me fila liscio e graffiante.Perchè la scena del dottore che impazzisce è di impatto,la voce del francese nel finale con il conto alla rovescia,i personaggi ben descritti,l'inquietudine strisciante.
    Il sottotesto sociale evidentissimo,perchè i cinema di serie b ne sono pieni,cioè la distruzione della parola,il suo svilimento,la manipolazione che crea mostri.A suo modo militante e radicaleChe succede dopo i titoli di testa?Il mio cane voleva uscire che c'è una cagnetta in calore...

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  2. Non te lo dico che succede, devi vederlo. Però è tarantiniano al 100x100... per quanto riguarda il film, come ho detto, viene rovinaoto dallo spiegone. Odio gli spiegoni, se si vuole far capire bisogna farlo con la tecnica e le immagini.

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  3. e ma poi si muovono le critiche del tipo:sti cazzi succedono le cose perchè si.Però anche a me non piacciono gli spiegoni,questo era elegante ! ^_^Vedi che quello che succede dopo i titoli di testa mi rovina tutto il film...

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  4. Personalmente non sono uno che cerca le spiegazioni, in un film...

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