Django Unchained (di Q. Tarantino, 2013)


Per molti l'ultimo film dell'un tempo "uomo nuovo" del cinema americano Quentin Tarantino è il capolavoro del regista. Io invece non sono d'accordo. Io vado leggermente in controtendenza: Django Unchained è sicuramente il punto più elevato del percorso del regista, ma non il suo film migliore. Abbiate pazienza ma per me quello rimane Bastardi Senza Gloria e non importa se avete qualcosa da ridire a proposito.
Django Unchained, ancora una volta tra il remake e il reboot. Ancora una volta un modo per reinterpretare i generi, per reinterpretare il passato e la tradizione. Quella alta e quella bassa, l'hollywoodiana e quella di altri paesi (in questo caso l'Italia). Però questa volta tutto è fatto in maniera "misurata". Oddio, sto associando il termine "misurato" a Quentin Tarantino. Quello della "fava grossa", della vendetta più lunga e sanguinosa della storia e della morte di Hitler in un cinema francese durante la Seconda Guerra Mondiale. Però è vero, il suo ultimo lavoro è misurato, epico, di largo respiro. E il bello è che non ce lo si aspettava proprio. 

Django è uno schiavo afroamericano liberato dai ceppi dal cacciatore di taglie Dr. King Schultz. Diventa così anch'egli un cacciatore di taglie con l'unico obiettivo però di liberare sua moglie Broomhilda dal giogo del latifondista Calvin Candie.

Non so perché ma Tarantino è il regista più odiato e più amato in circolazione. Ogni scusa è buona per incensarlo o distruggerlo, a seconda di chi parla. Forse lui si espone troppo, con il rischio di venire frainteso, forse eccede in un populismo (quanto va di moda questa parola, ultimamente) cinematografico che a molti da fastidio. Anche a me, a volte. Il suo citazionismo estremo, i dialoghi interminabili, la sensazione che ogni suo film sia il pretesto per una serie di scenette tecnicamente virtuose. Bene, in Django Unchained abbiamo un cambio di tendenza. Potremmo definire questa pellicola la più matura del regista-bambino. Girata in maniera divertita, per divertire, ma finalmente omogenea e equilibrata. 
Non fraintendetemi: il nostro non è cambiato di una virgola, "pulp, molto pulp, pure troppo", logorroico e barocco. Solo che questa volta tutto è al servizio della storia, tutto assolutamente "necessario".


Non mi prodigherò nel fare un elenco di tutte le citazioni presenti. E' divertente scovarle ma poi ce ne vorrebbero due, di post, per raccontarle. C'è il Django di Corbucci e Franco Nero, Trinità, Leone e le zoommate sui primi piani tipiche del cinema italiano anni '70. Eppure c'è anche Murnau, Fleischer e la mitologia nordica. Ci sono gli anacronismi di Beethoven e della dinamite. Django è stato definito un omaggio al b-movie e allo spaghetti western ma in realtà, si fosse limitato solo a questo, sarebbe stato uno dei film peggiori del regista. Invece Tarantino più che omaggiare prende spunto e costruisce. E' il cinema che piace a lui, è un processo necessario al suo modus operandi creativo. Se, però, i personaggi di questo filone nostrano sono brutti, sporchi e cattivi, quelli di Quentin sono solo cattivi, qualche volta brutti. Django Unchained è un lungometraggio (ma davvero lungo) elegante, pulito, persino nobile. Il che non è un difetto, anzi, riesce ad evidenziare ancora di più il sangue e la merda che esplodono qua e là e poi in tutta la loro granguignolesca violenza nell'ultima parte di film.

Ultima parte, ho detto. Io ne ho contate tre, in tutto: la prima introduttiva, ironica, in cui i due personaggi principali prendono forma; la seconda centrale, funzionale, in cui primeggiano i due villan Di Caprio e Jackson e l'ultima, la vendetta catartica, eccessiva e conclusiva. Django (la D è muta), interpretato da un misuratissimo Jamie Foxx, si evolve attraverso i tre momenti e diventa eroe mitico, simbolo di uno schiavismo già anacronistico, uomo nero e nuovo che tingerà di rosso i campi di cotone attraverso una rivolta personalissima. Il Dr. Shultz è invece moderno e classico allo stesso tempo, lo sguardo di un'europa tra Francia e Germania e qui l'interpretazione (straordinaria, che gli è valso il recentissimo Oscar) di Waltz ci sta a pennello, ma del resto lo aveva già dimostrato nel precedente Bastardi Senza Gloria. La sua morte (SPOILER) è per questo funzionalissima, degno epilogo per un personaggio destinato già alla sua prima apparizione proprio a questo perché estraneo a un mondo che si ostina a concepire come proprio.
Parentesi a parte meritano i due antagonisti. Di Caprio, nel ruolo, è stranamente perfetto, persino gigantesco, crudele ed elegante come pochi, di una cattiveria vera e pericolosa. Jackson, lo schiavo bianco, è invece macchiettistico, grottesco ma mai piatto. Forse l'unico ad uscire veramente dallo schermo nonostante la sua natura puramente cinematografica. Stephen ci starebbe stato alla perfezione in un b-movie italiota ma allo stesso tempo prende in giro quel tipo di personaggio. 


E infine siamo arrivati alla colonna sonora. Ecco, la colonna sonora di Django Unchained è sublime. L'arte di fondere Morricone alla classica, il country (musica bianca) al blues di ieri e di oggi (l'hip hop) non era scelta facile. In qualsiasi altro film sarebbe risultata sbagliata. Invece con Tarantino funziona tutto alla grande, niente stona, anzi sottolinea ottimamente i momenti del film tra cavalcate e viaggi in carrozza e occhi cavati di neri sbranati. 
Nonostante ciò, lo ripeto, non mi sembra di avere davanti il miglior film del regista. Sarà che io amo proprio il Tarantino eccessivo, quello che arriva ad emozionarmi nella maniera più estrema possibile. Estrema ma mai cattiva, che il lato fumettistico della violenza lo rende un gioco cinefilo quanto mai divertente. Sarà. Di certo si aprono orizzonti nuovi che sono curioso di conoscere al più presto. Titoli di coda:



Commenti

  1. Splendida rece, compressa e completa.Forse la migliore letta fin'ora.
    Io l'ho preferito a IB, ma sono gusti...

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    1. Grazie Giocher. Comunque Tarantino a dimostrato ancora una volta di saper fare grande cinema. E io non sono un suo fan.

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    2. Ma guarda che nonostante le apparenze, neanch'io...Certo, Le Iene.Okkei, Pulp Fiction.Si, Jackie Brown.Assolutamente, Inglorious Basterds...Ma in fondo?

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    3. Infondo sono quasi tutti, mica tutti...

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    4. No intendevo, che salvo entusiasmi regazzeschi e ragionamenti critico/analitici..Non è tra i miei registi preferiti.Rimane uno dei più grandi, ma non è il mio stile, ecco...

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  2. Ottima recensione davvero, e ottimo film.
    Bravo Frank!

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  3. grande rece per un grande film!
    mi sono pure accorto che non ti seguivo... ho rimediato immediatamente! ;)

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  4. Signor film che ho rivisto 3 volte. E dura quasi 3 ore. Vedi tu.
    I love Tarantino. too much.

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  5. Non è il migliore film di Quentin e sono d'accordo, anche io gli ho preferito i Bastérdi, ma anche Kill Bill e Pulp Fiction. E' "soltanto" un altro film maledettamente ben scritto, ben girato, ben tutto, in perfetto Quentin style *__*

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    1. In questo Tarantino è quasi una garanzia...

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  6. Probabilmente ti sto rompendo le scatole ma sicuramente non è quello l'intento.
    Come le persone più banali, sentitomi punto per qualche "accusa" nei confronti dell'ultimo film di Ben Stiller, mi sono sentito in dovere di leggere questa recensione per vedere se, oltre alla "marea" di errori che hai trovato in Walter Mitty, ne hai trovato qualcuno pure in questo film, che ne è stracolmo.
    Oltre agli anacronismi della dinamite e di Beethoven, che hai citato, oltre a quello degli occhiali da sole che non erano ancora stati inventati (che non hai citato), o a quelli del Ku Klux Klan che ancora non esisteva (e forse era meglio non metterlo nel film), per non dire dei tantissimi riferimenti sbagliati ("Dumas era nero", peccato che nel 1858 era ancora vivo) e cose così (qui si, che si parla di una marea di errori), ci sono alcune cose che proprio fanno scadere il film in maniera incredibile.
    Tra le varie cose che ricordo, ho trovato nella sceneggiatura una serie di incongruenze che farebbero rabbrividire chiunque, eccetto l'academy che ovviamente ha premiato "il folle" con una statuetta.
    Prima mi hai parlato del cambiamento repentino del personaggio di Walter Mitty.
    E io ti chiedo: ma il cambiamento repentino, fatto solo per necessità di trama, e totalmente incongruente di Schultz? Mi spiego.
    Durante "l'addestramento di Django", vediamo una scena in cui Schultz obbliga Django a sparare e uccidere un uomo nonostante sia davanti al proprio figlio. E Schultz è molto chiaro nei confronti di questo episodio con Django. "Bisogna sempre seguire il piano, no matter what, senza eccezioni." Ma perchè, una volta comprata Broomhillda, manda a monte il piano (che in quel momento era perfettamente riuscito) perchè non vuole stringere la mano a Candie? Seriously? Ok, abbiamo capito che Schultz è schifato da quell'essere, ma davvero snatura se stesso, colui il quale ha sempre detto che bisogna fare qualsiasi cosa per raggiungere l'obiettivo, per una semplice stretta di mano? Ma dai, non scherziamo.
    E un'altra cosa che non ho capito: come mai lo spietatissimo Samuel L. Jackson (forse il vero cattivo del film), dopo aver perso il "figliol prodigo" Candie, non attua la sua vendetta e, anzi, lascia andare Django scortato dai suoi uomini più imbecilli? Giusto per fare in modo che Django si liberi, vada a comprare della dinamite (nel futuro, ovviamente) e poi torni ad ucciderlo?
    Queste sono cose, decisamente non piccolezze, che fanno scadere un film registicamente perfetto, ma che non ha altro da offrire. Secondo me, ovviamente.

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    1. Tu ti senti punto ma io davvero non capisco il motivo: ogni recensione è semplicemente il mio parere, la mia discussione su un film. E va letta nel complesso. In Walter Mitty parlo di difetti ma poi la mia recensione va per tutt'altra strada. Penso di averne parlato benissimo perché è un film che mi è piaciuto tantissimo e infatti a quei difetti faccio solo accenno. Dei difetti di questo film invece non mi sono messo a fare l'elenco perché, nella recensione, mi sono interessato ad altro. E se tu noti verso Django sono abbastanza freddo, tutto il contrario del modo in cui ho parlato del film di Stiller. Insomma: due film diversi, due recensioni diverse, facolizzarsi su cose diverse.

      Detto questo, ti sto rispondendo perché non mi sembra tu sia un troll e non mi stai offendendo. Ma davvero, solo perché si parla di difetti in un film non significa che si parli di film brutto. E anche se lo capisco, non c'è da sentirsi punti se di quel film che tu ami io ho parlato bene. Almeno secondo me.

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  7. No, ALT! Mi sento punto come qualunque persona che ama qualcosa la vede essere oggetto, anche se tra mille elogi, di qualche critica. Ma ovviamente stavo scherzando eh.... Non è che mi sono sentito infastidito o che altro.
    Premessa: io odio Tarantino e il suo cinema (Bastardi senza gloria a parte), dunque ero solo curioso se il tuo "occhio critico" era aperto anche su Django, che trovo un film eccessivamente elogiato, per la miseria che è. Per questo sono venuto qui per discuterne, non certo per "ripicca" nei confronti degli errori di Walter Mitty, sicuramente non mi sono spiegato bene.

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    1. sìsì, ho capito cosa intendevi, per questo dico che ti ho risposto volentieri. Detto questo, io credo che ogni film abbia bisogno di una propria lettura. La lettura di Django è diversa da quella di WM. Ogni lettura poi dipende da come io mi sono rapportato al film. WM mi ha coinvolto, quindi ne ho parlato con toni esaltati, dovevo specificare che non si trattava di un film perfetto. Django invece mi ha lasciato più freddino, non è certo il mio Tarantino preferito nonostante a me Tarantino piaccia, quindi ho voluto parlarne in termini più analitici. Insomma, più con la testa che con la pancia. Per questo ti dicevo che sono film diversi, che mi hanno fatto un'impressione diversa e di cui ho parlato in maniera diversa. Non da critico, perché io non sono un critico ma semplicemente un appassionato.

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