Spring Breakers - Una vacanza da sballo (Harmony Korine, 2012)


Confuso. Ecco in una parola come mi sono sentito dopo aver visto Spring Breakers - Una vacanza da sballo. Confuso, perché ne ho sentito parlare sia bene che male (anche nel senso superlativo dei termini) mentre io non sono ancora riuscito a prendere una posizione, su 'sto film. Confuso, perché qui si parla di una generazione che non mi appartiene ma in cui, per lavoro, mi trovo a essere immerso. E non è facile guardarla da un punto di vista ipperealista, questa generazione anni 2000, senza rimanere disorientati e leggermente nauseati: non perché Spring Breakers sia un film sconvolgente, ma perché potrebbe benissimo essere considerato un manifesto come lo sono stati Trainspotting o The Doom Generation negli anni '90.

Harmony Korine è un bastardo. Lo dico con tutto l'affetto del mondo perché è un regista che adoro. Con Gummo ha creato un genere, quello che io definisco il grunge cinematografico, un cinema indipendente che non cede mai al lato oscuro del documentarismo, che può diventare persino patinato, che esagera perché sì, è quello l'unico modo per rappresentare l'esagerazione - sia metaforica che reale. Però resta un bastardo che legge una generazione da cui è lontano, piegandola all'esasperazione di cui essa stessa è vittima. 
Chiariamo, la generation X è stata (e lo è ancora) vittima dei propri dubbi esistenziali; quella attuale non ha più dubbi perché non ha più valori attraverso cui mettersi in discussione. La generazione attuale ha un enorme buco color fluo nello stomaco che cerca di riempire attraverso la finzione di tv, videogiochi e cattiva musica. Fingere è l'unico modo per essere se stessi, per liberarsi della maschera che le ha imposto un sistema sociale abituato a nascondere lo sporco sotto un tappeto. Senza volto, senza identità. L'unica soluzione è adattarsi, far finta di trovare un anima nella plastica, scegliersi la propria maschera e fare in modo che diventi quel volto che non si è mai avuto.


Quattro studentesse - Brit, Candy, Cotty e Faith - decidono di partire per lo "spring break", pausa primaverile che gran parte degli studenti passa sulle spiagge della Florida. Non hanno soldi, quindi rapinano il fast food sfigato del loro paesino (e qui un pianosequenza da pelle d'oca) e partono alla ricerca di un divertimento che in realtà è solo sesso, alcol, droga e musica rap. Ma c'è differenza tra i sogni e la realtà, perché la realtà ha un lato oscuro e questo lato oscuro si chiama Alien, street gangster spacciatore di droga impagnato in una guerra per il dominio delle strade di periferia.

Il sogno americano è ormai un vago ricordo, rielaborato dalle menti alterate di giovani ragazzi impegnati ad (auto)convincersi che la realtà debba essere un lungo sogno, una gran festa senza freni o limiti ma, al contrario, fatta di eccessi e bagordi. Tette e soldi, solo questo importa. Il rifiuto della maturità (scuola, lavoro, stringi i denti, guarda il mondo in faccia per quello che è!). Per colmare il vuoto ci si ostina a vivere in un infinito videoclip come quello che Korine ci propina nei primi minuti di pellicola. Tette e soldi, culi e alcol, droga e "sballo". Tutto volutamente esagerato se non fosse che, alla base, è veramente così. Allora il film è un'indagine su un mondo superficiale in cui tutto è lecito. Senza guide che non siano i media, senza genitori che non hanno voce e forse non esistono. Con l'autorità che se ne frega. Il regista azzera il coinvolgimento, trasforma il phatos in silicone, stordisce con un montaggio videoclipparo che, nel contesto, è quasi neorealista, aggredisce con musica sintetica sostituendo al soul il pop di Britney Spears e ai sentimenti il sesso prima negato e poi spacciato come amore. 



Sembrerebbe tutto bello, tutto perfetto. Allora perché il film non mi ha convinto fino in fondo? Non è colpa delle giovani fanciulle in striminziti bikini, di una Selena Gomez alla ricerca di se stessa nella finzione di un sogno sul punto di infrangersi o delle spietate bambine Ashley Benson, Rachel Korine e Vanessa Hudgens, convinte di avere le palle ma in realtà semplicemente troppo ingenue per comprendere. Ragazzette glam con un by Disney tatuato sopra il culo. Anche la musica funziona, tanto il dubstep di Skrillex quando le sinfonie elettriche di Cliff Martinez. Allora cos'è che non va? Un po' la sceneggiatura che non porta da nessuna parte (il finale è velleitario), striminzita come i bikini di cui sopra, un po' il personaggio di James Franco che rovina l'atmosfera, contaminando l'idea di una gioventù vacua con quella fin troppo cinematografica della violenza di strada e del gangsta alla mtv. Sostituisce, in un certo senso, il rhum con le pistole. E io mi sento confuso, persino un po' infastidito. Questo vuol dire che il film ha raggiunto il proprio obiettivo. Ancora un gol per Korine. Palla al centro.


Commenti

  1. io non sono minimamente confuso: un capolavoro da sballo e basta :)

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    1. Che mi sia piaciuto non ci sono dubbi, ma c'è una seconda parte che non mi convince, con quell'aria cinematografica da film gangsta...

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  2. james franco rovinerebbe anche quarto potere,sapevatelo!
    Korine a me piace, Gummo è uno dei miei film bandiera eh, pensa che io invece ci vedo il meglio del documentarismo,ma io amo i documentari per cui...
    Vediamolo sto film va...pensiamo che noi abbiamo fatto di meglio con ALBAKIARA :-)

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    1. Franco in questa parte è bravissimo, è proprio il personaggio (un bel personaggio) che stona un po'... almeno secondo me!

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  3. La mia curiosità sta salendo vertiginosamente: a questo punto mi toccherà vederlo e schierarmi definitivamente da una parte o dall'altra.

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    1. Potresti restare a metà strada come me, confuso...

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  4. Bomba sulla nuova generazione, mi è piaciuto, nè tanto nè poco.

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    1. Ecco, mi trovo anche io nel mezzo, come te. Non si può dire che sto film lasci indifferenti, comunque.

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