In Bruges - La coscienza dell'assassino (di Martin McDonagh, 2008)


Non sono uno che ha viaggiato molto. La cosa mi dispiace, perché amo guardare posti che non conosco. Mi piace viverli. Tra le varie mete che vorrei visitare, senza scomodare Giappone, Australia e Stati Uniti, c'è sicuramente il Belgio. Se andassi in Belgio, probabilmente il primo posto in cui mi piacerebbe trovarmi è Bruges, patrimonio dell'umanità, capitale culturale europea. Una cittadina sospesa nel tempo, tra castelli medievali, canali e un'ispirazione da favola nord-europea. Niente di strano se Martin McDonagh, al suo esordio, abbia deciso di ambientarci un film. Che si chiama In Bruges, semplicemente, senza starci troppo a pensare. 

Lo so, arrivo fuori tempo massimo. Si tratta di un film del 2008, sono passati un po' di anni. McDonagh è uscito l'anno scorso con la sua opera seconda, 7 Psicopatici. Ma questa è la recensione di In Bruges, quindi concentriamoci su questo film.

Ci sono due killer, Ken e Ray. Sono in vacanza a Bruges, un ottimo posto in cui nascondersi dopo un lavoro finito male. Ray è giovane, depresso e odia la città in cui è costretto a stare. Ken è più anziano, ama la cultura, non è esuberante come il suo amico e collega. Entrambi aspettano che il loro capo, Harry, dica loro cosa fare. Ma forse non è proprio quello che si aspettano.


Il titolo italiano di In Bruges è La coscienza dell'assassino e per una volta i distributori italioti ci hanno visto giusto. Perché i protagonisti di questa pellicola non sono brave persone ma sono, appunto, persone. Ed è su di loro che il film si basa, non sul lavoro che fanno. 
E' una scelta, questa. E la differenza tra un buon film e un film brutto, al giorno d'oggi, può farla proprio il punto di vista da cui guardi (e racconti) una storia. In Bruges è un film bello. Una piccola perla nel mondo del cinema indipendente. Grandi attori, grandi nomi, ma soprattutto uno sguardo originale su una tematica abusata. L'ambientazione rende tutto più intimo, fiabesco, in estremo contrasto con i toni comico-grotteschi (o tragicomici) scelti dal regista/sceneggiatore.

In Bruges è stato etichettato come commedia nera. In effetti è così: durante il film - fin dall'inizio, direi - si ride e quest'umorismo smussa la componente pulp, violenta e spregiudicata. Tanto nel linguaggio quanto nella messa in scena. Tra nani drogati e razzisti (Jordan Prentice), skinhead rapinatori e attricette truffatrici. 
E poi loro, i tre protagonisti, gangster con un'etica (o una morale) messi di fronte la loro coscienza scalcinante, con cui si troveranno a fare i conti. Se Ray è perseguitato dal proprio (recente) passato, Ken si troverà a tu per tu con il proprio presente e Harry, il boss, con il proprio futuro. Il primo allora scoprirà che bisogna convivere con i propri demoni e il futuro può essere negli occhi di una ragazza (Chloë, interpretata da Clémence Poésy), il secondo ci rimarrà incastrato nel suo presente - conscio di preservare così il futuro di un'altra persona - e il terzo rimarrà vittima di una verità che non è mai una sola.

Certo, film scritto bene, girato senza sbavature, con attori in parte. Un Colin Farrell che farebbe piacere ritrovare sempre così in forma, un pacioso Brendan Gleeson e un folle e bravissimo Ralph Fiennes. Non un capolavoro ma un'onestissima opera prima capace di sollazzo e dotato di una certa tensione drammatica. Niente male davvero mentre sullo sfondo rimane Bruges, una città dolorosamente romantica.


Commenti

  1. Me lo ha regalato un amico e ancora lo devo vedere...

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  2. Uno film che all'epoca mi aveva entusiasmato assai.
    E l'estate scorsa, a Bruges, non ho potuto esimermi dal salire sulla torre... Come Colin Fareell sconsiglia di fare alla famiglia americana sovrappeso! :)

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    1. La scena con gli obesi americani mi ha fatto morire. SOgno anche io di vedere Bruges... chissà, un giorno

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  3. io a bruges ci sono stato.
    città carina, però il film è ancora meglio!

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    1. Per una volta sono d'accordo con te al 100%

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  4. Il solito Cannibale... a Bruges io ci sono stato due volte :P ed è un piccolo gioiello. Il film, oltre ad essere uno spottone della città incredibile, l'ho trovato davvero ottimo, in crescendo, lento nell'incipit e folgorante nel finale. Personaggi azzeccatissimi e un Fiennes (anche il doppiatore) che riusciva ad essere grande anche solo al telefono. Una grande sorpresa.

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    1. Spero di avere presto la possibilità di andarci. COncordo pienamente su Fiennes: la telefonata mi fa morire dal ridere ed è comunque molto inquietante

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  5. A Brouges si va in un solo modo : houseboat. Completamente ubriachi della miglior birra del globo terracqueo e strafatti di fruitdemar. Il resto e' tempo buttato.
    Carinissima pellicola,peccato svacchi nel finale,a mio gusto & avviso, ma sempre piacevole.

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    1. Io do sempre per scontato che in un qualsiasi luogo vada, l'ubriacatura è lì che mi aspetta.

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  6. Un film che fa proprio venire voglia di visitare Bruges. Non l'ho ancora fatto purtroppo. Anche se posso dire che sia Bruxelles che Anversa non sono niente male...

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    1. In effetti all'inizio è un po' uno spottone sulla città. Io ho visto Amsterdam e mi sembrano molto simili, se togliamo droghe e prostitute.

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  7. Ho iniziato a vederlo, ma mi sono addormentata. Poi non l'ho più recuperato. Però sembrava carino. Dovrei vederlo, ma magari non a notte fonda :)

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    1. Sì, ti consiglio proprio di recuperarlo, merita questo gioiellino ;)

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