XibalbA



Non so se a qualcuno interessa, ma tra le varie cose che faccio (incluso giocare a Skyrim, dormire e bere) c'è la poesia. Oddio, forse poesia è una parola grossa. Sta di fatto che è disponibile sull'amazzone la mia raccolta Xibabla, solo in formato mobi. Un ebook di 42 componimenti suddivisi in tre parti.

Ah, a scanso di equivoci, Xibalba non è una raccolta di poesie sui Maya. Per dimostrarvelo qui di seguito ecco tre brani, uno per ognuna delle tre parti:



COME IL MONDO

Fanno un silenzio infernale
i plot e le sinestesie
di alcuni romanzi settecenteschi.

Barocchi come palazzi leccesi;
enormi, come le tette e i culi delle zitelle
parcheggiati sulle panchine dei parchi.

Guardo il sole ammuffire d’estate
e le tende impregnarsi di fumo:
assomigliano sempre più alla mia pelle gialla,
sporca del vespro e dei colori autunnali.

Infondo il mondo è dei guardoni,
un set per pornografi e feticisti.

Spengo la luce, la radio gracchia,
musica pop tinta di romanticismo:

forse domani farò come il mondo
e andrò a puttane.



CHE FINE FANNO

Che fine hanno fatto le lacrime sui muri,
la sabbia nelle scarpe,
i ti amo scritti col rossetto sullo specchio,
le serate al bingo o i Deep Purple
incontrati per caso in pizzeria.

Che fine ha fatto la finanza che controlla i documenti
e poi non sono altro che altri napoletani,
anche qui, anche d'estate
e l'acqua salata e i transessuali,
sulla spiaggia di sera
come barboni sotto un ponte.

Che fine hanno fatto i vecchi ricordi,
Parigi e la metropolitana a mezzanotte,
i locali afroamericani e i quartieri gay,
e noi, che camminiamo e ci perdiamo,
e sarebbe meglio non tornare, invece di rimanere
impantanati tra le labbra di un'altra puttana ucraina
per poi svegliarsi sotto un sole d'agosto
freddo come il ghiaccio.

Dove sono gli amori
nati e morti in una notte,
nascosti sotto i sassi o dietro gli alberi,
le strade mascherate da altri vicoli e poi,
sarebbe meglio dormire questa notte
che profuma di pioggia e umido
e che, come le altre cose,
sparirà anche lei
senza lasciar traccia.




SILENZIO

Non parlatemi di sogni,
di amore,
di tutte quelle cose lì
che si infrangono
ancor prima di toccarle.

Non parlatemi di come dormite la sera,
di chi sta meglio e chi sta peggio,
dei dovrei, i vorresti e i vedrai.
Non voglio più guardare,
non voglio più essere costretto a vedere
la scia infinita di ogni fallimento.

Ci sono i mostri, lì fuori,
i mostri
pronti a divorarti
e a farti diventare come loro
(i mostri)
donne dalle gambe larghe
e seni grandi come rimpianti.

Non raccontatemi ragioni,
che tentare e meglio che fallire.
Voglio guardarvi esplodere, invece,
e sorridere,
drogati di perché e di shopping
e di birra da discount sul punto di scadere.

E dicevano che la poesia ci avrebbe salvati,
ma non è vero
e siamo ancora qui ad attendere
che qualcuno ne scriva una.

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