[Recensione] The Day of the Doctor: speciale cinquantesimo anniversario del Doctor Who.


E finalmente sono qui a parlarvi dell'Evento che ha smosso i cuori e le menti di tutti gli appassionati. Il momento che io e tanti altri abbiamo aspettato per così tanto, forse per troppo. Il momento. Il settecentonovantanovesimo episodio della serie più longeva della storia della tivù. L'unico modo per festeggiare 50 anni di storia. L'unica possibilità per rivitalizzare qualcosa che, come il suo protagonista, è sempre stato in grado di rigenerarsi e di rinnovarsi, cambiando aspetto ma non anima. Perché si sa, l'hardware è sempre nuovo ma il software è rimasto lo stesso. 

ATTENZIONE, IL POST PUO' CONTENERE SPOILER

Ho aspettato un po' prima di scrivere questa "recensione" sullo speciale del cinquantesimo anniversario di Doctor Who. Forse perché questo The Day of the Doctor è stato più che uno speciale. Uno speciale non è mai stato tanto importante per una continuity seriale. Uno speciale non ha mai influito così radicalmente su su una serie regolare. Sì, alcuni speciali natalizi erano stati imprescindibili, in passato, ma nessuno lo è mai stato quanto questo. Perché da quando Doctor Who è ricominciato, qualche anno fa, il punto di partenza della nuova strada intrapresa è sempre stato: Gallifrey è scomparsa e con lei tutti i Timelord che lo abitavano. A distruggere il pianeta e tutti quelli che ci vivevano era stato proprio lui, il Dottore. Per questo il Nono era così tormentato, per questo il Decimo ha convissuto con il senso di colpa, per questo l'Undicesimo a tentato di dimenticare. Non lo dico io, lo dice Momento, l'arma senziente che il War Doctor ha usato per fermare la guerra. L'arma che, per convincerlo a non farlo, ha preso le sembianze di Rose Tyler/Lupo Cattivo e ha permesso a questa sconosciuta incarnazione di incontrare i suoi SE del futuro: il Decimo e l'Undicesimo. Che, a questo punto, sono l'Undicesimo e il Dodicesimo. Basta questo a sconvolgere tutto, non so se ve ne rendete conto. Perché, salvo un nuovo cambiamento di fronte, ci rimane solo un'ultima incarnazione. 



Questo The Day of the Doctor cambia le carte in tavola. Moffat, per chi ancora non lo aveva capito, è un genio del male e ha fatto quello che nessuno si sarebbe mai aspettato: ha cambiato un punto fisso nel tempo e ha dato una nuova speranza. A tutti noi, non solo al Dottore. Ma non si tratta solo di questo. Si tratta di tutto il contorno, di tutte le sorprese, di tutti gli easter egg. Delle emozioni che esplodono violentemente tra un botta e risposta e l'altro, tra una citazione e l'altra, tra un colpo autoironico e uno sarcastico. Perché la grandezza di una serie come questa sta anche nella capacità di non prendersi mai sul serio. Sta nello sbatterci in faccia l'evoluzione di un personaggio permettendo momenti di introspezione nel modo in cui a nessuno era mai venuto in mente: facendo parlare il personaggio con un se stesso che non è proprio un se stesso. E' geniale, rendiamoci conto. Perché se War Doctor (interpretato da un grandioso John Hurt) è un passato che in realtà non c'è mai stato - e che rappresenta proprio quel momento della storia del Dottore che noi non conoscevamo - Tenth (il solito David Tennant, solo un po' ingrassato) è quello che convive con il proprio "peccato" e prova a liberarsene con atti eroici mentre Eleventh è colui che è riuscito a liberarsi divenendo (o tornando a essere) il vero Dottore. Ma in fondo le cose non stanno realmente così. Ce lo spiegano proprio loro (quando con una sincronia perfetta cominciano a completarsi a vicenda) e ci fanno capire che il personaggio è sempre rimasto lo stesso, in fondo in fondo.


Alla fine quel che conta però è altro. Si tratta di emozioni, quelle vere, che un'opera come questa riesce ancora a farci provare. Davvero, credo che qualunque fan sia saltato sulla poltrona più di una volta, magari si sia alzato in piedi in alcuni determinati momenti di questi 76 minuti tanto speciali. Personalmente non sono riuscito a riconoscere tutte le sorprese disseminate e a cogliere ogni singola citazione, ma fa niente. Perché quel che contava era godersi lo spettacolo. Quel che contava era versare qualche lacrima, esplodere in qualche risata. Quel che contava era ricordarsi di cosa avessero significato tanti anni di storia. Perché no, rivedere l'indimenticata Billie Piper - in molti avrebbero voluta vederla nelle vesti della vera Rose Tyler, ma io sono stato felice del contrario - e avere la conferma che Clara Oswald/Jenna Coleman è uno dei personaggi meglio pensati proprio dalla scomparsa della biondina. Che poi è proprio Clara, colei che ha salvato il Dottore durante tutta la sua interminabile vita, a salvare la coscienza di quest'ultimo spingendolo a trovare una soluzione alternativa al massacro.  


E infine i due momenti topici, il raccordo perfetto tra passato-presente-futuro: quando il Quarto Dottore Tom Baker (vera e propria icona nazionale) fa la tua comparsa e segna visivamente il passaggio di consegne con Matt Smith, e quando un non accreditato Peter Capaldi/Twelfth Doctor mostra i suoi penetranti occhi (“Tutti e dodici?”, “No Signore, tutti e 13″) e ci annuncia il suo futuro arrivo. Ah, certo, sarà lui l'incarnazione destinata a ritrovare Gallifrey persa in chissà quale spazio-tempo lontano. Ma sarà anche l'incarnazione del dopo (o del prima?) Trenzalor. O del durante, chi lo sa. Per quanto fuori, questo The Day on the Doctor è dentro. E non vedo l'ora, con tutte le paure del caso, che arrivi lo speciale natalizio. Che tutto ricominci con l'ottava stagione. Geronimo. O Alonz-y. Perché Doctor Who è la serie più bella del mondo, con tutti i suoi difetti. E tutti noi che la seguiamo vorremmo che lo spaziotempo si riavvolgesse sempre, e che non finisse mai. Almeno per altri cinquant'anni. 


Commenti

  1. Questo speciale è stata la dimostrazione che il Dottore ha ancora tantissimo da dare, è stata la dimostrazione che in Moffat si è trovato un grande scrittore che può contribuire a scrivere ancora molte pagine interessanti nella storia seriale più lunga della tv, è stata la dimostrazione che le cose si possono anche stravolgere se questo viene fatto in maniera intelligente. E' stato anche la speranza per noi fan, perché una cosa che può funzionare così bene non la si accantona, e anche se Capaldi sarà il tredicesimo Dottore e non il dodicesimo sappiamo tutti ormai che le cose possono cambiare. Lunga vita al Dottore.

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    1. Guarda, lo spero... anche se una fine ci dovrà pur essere, l'importante è che sia epica... e poi magari un giorno, qualcuno deciderà di riesumare il personaggio!

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