[Recensione Disco] The Yellow - LOL-a-bye (2013)


The Yellow - LOL-a-bye, 2013 (Otium Record)

Ed ecco che dopo un bel po' di tempo, si torna a parlare di musica su queste pagine. Di un disco, per l'esattezza. 'ché di dischi buoni ne abbiamo davvero bisogno in questo periodo storico fatto di reallity e talent show. Ed ecco che una domanda (mi) sorge spontanea: a cosa servono (ancora) i dischi? Un tempo a raccontare una generazione, un paese, un momento storico. La vita, quella cosa in cui siamo talmente immersi da dimenticare che sapore ha. La vita, in un disco, scorre traccia dopo traccia. Oggi quasi non ce ne rendiamo conto, non riflettiamo più sulla musica, molto spesso la sfruttiamo semplicemente, accompagnamento quotidiano di ogni nostro spostamento o emozione. Ma per quello possono andare bene anche dischi usa e getta, anche le semplici canzoni decontestualizzate dall'insieme in cui nascono e vanno inserite. Un po' da qua, un po' da là, dritte nel lettore mp3. 

Quando poi ti capita tra le mani (e nelle orecchie) un disco come LOL-a-bye, capisci che le cose non devono essere per forza in questo modo. Chi mi legge dall'inizio di questa avventura con Combinazione Casuale, avrà già letto dei The Yellow. Una band brit-pop tutta italiana. Barese, per l'esattezza. Ecco, LOL-a-bye è il disco d'esordio di questi tre ragazzi che hanno preso in prestito una tradizione non nostra e l'hanno assimilata, digerita, contestualizzata. Perché in questo disco c'è la vita, quella vera, la quotidianità a cui non diamo più tanta importanza. I The Yellow guardano lì dove nessuno ha più voglia di guardare e ci raccontano quello che nessuno ha più voglia di raccontare. Ogni brano di questo disco d'esordio è un’istantanea, una fotografia della realtà nel tentativo di andare oltre le banalità del quotidiano. 


Dieci tracce più una ghost track, undici storie, undici canzoni rigorosamente in lingua inglese. L'attitudine indi che rielabora la tradizione made in U.K. con uno sguardo perso oltreoceano. Tre modi diversi di concepire la musica, dal pop più romantico al rock più elettrico infarcito di impulsi elettronici, fusi insieme per dar vita ad un prodotto omogeneo. Si parte con il ritmo di Thousand Lights - ascoltatela e non potrete far altro che muovere il piede a ritmo di musica - per poi passare al primo singolo, Last Steps, talmente indi da arrivare inaspettata. Giusto il tempo di amarla che ci si perde nella rabbiosa malinconia di Fall that Way e si passa a N.I.N.O., riflessione sulla condizione femminile e sulla donna, non solo lontana dalla propria completa emancipazione ma troppo spesso vittima del contesto sociale in cui vive. Basta poco e ci si adagia sulla dolcezza delle note di Comeback, una parentesi prima dell'americanissima The Glass (a cui ho avuto l'onore di partecipare con alcuni versi di una mia poesia[1]), dell'estiva e giocosa Summer Stars e della malinconica Music of the Rain, per me il capolavoro del disco, pezzo maturo e violentemente romantico in cui si intravede quella ricerca sonora che non ti aspetti da un gruppo di esordienti. Da lì agli ultimi due pezzi il passo è breve, per finire con la traccia nascosta che da il nome al disco, una ninnananna che arriva come una carezza, a coronare un lavoro certamente imperfetto, per certi versi ingenuo e non ancora completamente maturo, ma genuino e ragionato. C'è il sentimento, c'è la passione. 

LOL-a-bye, oltre ad essere un bel disco, è anche una promessa: che la musica potrà essere ancora quel qualcosa in più nella vita di ognuno, che l'Italia potrà ancora uscire da quel provincialismo in cui è precipitata, che i giovani musicisti (e sono tanti, alcuni veramente molto bravi) potranno dire ancora una volta la loro, ancora una volta protagonisti di una scena che c'è ed è in fermeto, al di là di qualunque reallity e talent show.

[1] Mi Ricorderò di Te, tratta dalla raccolta Xibalba (scaricabile qui e qui).

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