[Recensione] La notte del giudizio (di James DeMonaco, 2013)


Buon anno a tutti, cari lettori di Combinazione Casuale. Come avete passato la fine del 2013 e l'inizio di questo 2014? Avete mangiato? Avete bevuto? Io entrambe le cose. Ma ho anche passato le ultime ore a chiedermi come ripartire con il blog, di cosa parlare, che cosa dire. E poi sono giunto a una conclusione: parlare male di qualcosa. Certo, perché è tradizione buttare qualcosa di vecchio, quando giunge un nuovo anno. Io non posso buttar nulla ma posso fare a pezzi un brutto film di questo 2013 appena concluso. E il film scelto per l'occasione è... La notte del giudizio (The purge, 2013), diretto da James DeMonaco.

A causa della disastrosa situazione economica e sociale, il governo degli Stati Uniti inizia a consentire una notte di 12 ore l'anno in cui tutte le attività illegale diventano legali. Durante una di queste notti in cui tutto è consentito, la famiglia Sandin si trova a doversi proteggere da un assalto alla propria abitazione. Riuscirà il loro sistema di sicurezza a tenerli al sicuro?

La seguente recensione può contenere spoiler!

Vorrei iniziare parlando di James DeMonaco, il regista di questo film, alla sue seconda prova dietro la macchina da presa. C'è da dire che DeMonaco è un nome conosciuto per chi mastica appena un poco di cinema: è stato lo sceneggiatore di pellicole abbastanza note come Il Negoziatore, Jack Assault on Precinct 13 (remake dell'omonimo capolavoro di Carpenter). Non di certo l'ultimo arrivato, quindi. Eppure il problema di questo La Notte del Giudizio è proprio lì, nella sceneggiatura. Perché in realtà sembra che ad averla scritta sia stato un bambino tanti sono i buchi e le forzature. E uno da un professionista come DeMonaco non se lo aspetta, anche quando alla produzione c'è Michael Bay. Il film non funziona perché è scritto male, è questa la verità. 

L'idea, a dire il vero, non è niente male. Si parte raccontando un mondo distopico in cui il governo degli Stati Uniti ha deciso di salvarsi economicamente e socialmente consentendo a chiunque, nell'arco delle dodici ore di una notte all'anno, di commettere i crimini più efferati. Una situazione che, sulla carta, dovrebbe permettere all'essere umano di purificare la propria anima (liberandosi dei propri istinti animaleschi in un'unica notte in cui tutto è permesso) ma che, in realtà, non serve ad altro che ristabilire un processo di selezione naturale adattandolo al vivere moderno. Praticamente il più forte sopravvive ma, in questo futuro distopico, il più forte equivale al più ricco. Ed ecco allora che il più ricco, in questo caso, è anche chi riesce a sfruttare la situazione a proprio vantaggio. Come fa James Sandin, venditore di sistemi di sicurezza che dovrebbero tenere l'alta borghesia americana al sicuro da pazzi invasati che rubano, stuprano e uccidono per il semplice piacere di farlo. 


Parliamo quindi di un mondo in cui il concetto stesso di morale è stravolto. Un mondo in cui chi ha i soldi per difendersi vince. Un mondo in cui ci si può sfogare liberandosi delle costrizioni morali proprio perché, in questo mondo, per una notte non ci sono costrizioni morali. E fin qui tutto bene; l'idea è fantastica e la tensione è palpabile già dai primi minuti anche se, effettivamente, non succede nulla. E considerando che la regia non è particolarmente malvagia, uno penserebbe che sia tutto apposto, ma in realtà non lo è, perché sono proprio le dinamiche ad essere sbagliate. In un film come questo c'è bisogno di un qualcosa che faccia scatenare l'azione. E quel qualcosa, in questo film, è un ragazzino con dei dubbi morali che si comporta come un demente cerebroleso, andando al di là di ogni imposizione morale. Quando infatti il figlio di James, Charlie decide di dare asilo ad un povero afroamericano braccato, scatena involontariamente le ire di un gruppetto di ragazzi benestanti dediti al massacro. In film distopico a questo punto si trasforma in una pellicola d'assedio in cui le cose, però, accadono proprio perché devono accadere senza un barlume di credibilità. E se in questo genere di prodotto cinematografico viene a mancare la credibilità tutto è perduto, perché per quanto le cose possano essere incredibili devono comunque mantenersi plausibili nel contesto in cui vengono inserite.

E allora dei ragazzini che penetrano in una casa con un sistema di sicurezza che funziona al 99% e che lo fanno in un minuto netto, non è accettabile. Il cambiamento nella psicologia dei personaggi che avviene in una manciata di battute, non è accettabile. Che la vittima sacrificale (ma anche la soluzione finale e violenta del film) sia un nero proprio per il fatto che sia nero, è inaccettabile. Come è inaccettabile e stereotipato il comportamento dei personaggi (che si dividono, che non comunicano, che danno le spalle al nemico). Se ci aggiungiamo un gruppo di attori scarso come Ethan Hawke e il piccolo Max Burkholder, allora il danno è fatto. E in realtà si salvano solo due cose, in questo film (se escludiamo la regia senza infamia e senza lode): lo psicopatico Rhys Wakefield, leader dei purificatori, e il minutaggio non elevato. E tutto quello che sarebbe per lo meno accettabile in un film come questo viene fatto a pezzi da un finale che lo dice chiaramente qual è l'intento finale del film: esprimere un messaggio, insegnare qualcosa, imporre un giudizio morale. E non c'è nulla di più terribile di un film che si prende troppo sul serio, soprattutto quando non ci sono i presupposti per poterlo fare.

Commenti

  1. Che il film abbia dei problemi di sceneggiatura è assolutamente vero. Troppi passaggi all'acqua di rose rendono poco credibile la vicenda. Però il senso ultimo del film non è così "morale" come dici tu. Certo, la famigliola felice che si redime nel finale è quanto di più orrendo si possa volere da un horror che dovrebbe destabilizzare, però ha un suo perché la malvagità intrinseca dei vicini. Almeno non c'è la morale sulla gioventù bruciata e blablabla.

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    1. Ma più che il redimersi della famiglia stessa è il come che mi ha fatto schifo. Allo stesso modo mi ha fatto schifo il finale buonista ma non per il buonismo in se ma proprio per quel che vuole dire, quasi celasse un insegnamento che non può permettersi di dare. Sinceramente sarei davvero curioso di vedere il sequel, però.

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  2. ce l'ho da vedere, me l'avevano consigliato come esempio di horror radicale e militante..mah!
    mi sa che punto su black water e il coccodrillone va

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    1. Se intendi per radicale e militante un film che si pone in antitesi al sistema sociale ed economico contemporaneo, sì, lo è. Ma lo è in generale il genere distopico. Qualcuno potrebbe obiettare che il genere distopico spesso ha un finale positivo, ma c'è differenza tra positivo e buonista. Detto questo, il buonismo è l'ultimo dei problemi di sta pellicola.

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  3. E dire che lo avevo visto per tempo, ma mi aveva detto così poco che mi sono pure dimenticato di farne una recensione...

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    1. Dimenticabile ma leggermente irritante durante la visione ;)

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  4. finalmente una recensione in cui si dice le cose come stanno.
    Questo film mi ha fatto letteralmente schifo e l'altra cosa che mi fa imbufalire sono tutte le recensioni positive che ha avuto .... senza nessun dubbio sulla storia. E' l'idea alla base del film a non reggere!
    Perchè una notte all'anno di violenza dovrebbe "mettere le cose a posto" ? i rapinatori, i pazzi, gli stupratori.... tutti d'accordo con fare tutto quella notte ? stiamo scherzando ?
    E perchè il ragazzino, che si suppone siano anni che assiste a scene del genere, dovrebbe aprire al mendicante della strada ? E come fanno i ragazzi ad entrare in casa , così senza colpo ferire ? Fa tutto cilecca in questo film ... bah.

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