[Recensione] Dallas Buyers Club (di Jean-Marc Vallée, 2014)


Molto spesso mi chiedo cosa renda un film qualcosa che valga veramente la pena di essere visto. Cosa segna il confine tra una pellicola come un'altra e qualcosa di veramente bello. Certo, la regia è importante, la sceneggiatura, il montaggio, la fotografia, ma anche gli attori giusti possono fare la differenza. 

Prendiamo ad esempio il recentissimo Dallas Buyers Club. Cos'ha di tanto speciale questo film? Alla regia c'è Jean-Marc Vallée e sinceramente di suo non ho visto altro. Alla sceneggiatura Craig Borten e Melisa Wallack, entrambi con poca esperienza alle spalle e, in questo caso, alle prese con una storia non facile su un argomento abusato e stra abusato: la malattia e, più in particolare, l'AIDS. E poi ci sono due protagonisti. Il primo, Matthew McConaughey, che da Killer Joe (2011) in poi si è fatto rivalutare come attore. Il secondo, Jared Leto, che oltre ad essere il front man della band 30 Second to Mars ci ha regalato un'interpretazione esemplare in Requiem for a Dream (2000). E se il primo ha dovuto svilire quello stesso corpo che lo aveva reso celebre tra gli attori di commedie romantiche, il secondo ha accettato di calarsi letteralmente le braghe per vestire i panni del travestito Rayon, più credibile di tante sciacquette a cui il cinema contemporaneo ci ha abituato.


Il film è tratto dalla vera storia di Ron Woodroof, elettricista/cowboy omofobo che, un bel giorno, scopre di aver contratto il virus dell'HIV. Inizialmente le sue speranze vanno tutte nel farmaco sperimentale AZT ma, scoprendone a proprie spese gli effetti collaterali, approda in Messico alla ricerca di cure alternative. Le trova e decide di importarle negli USA, dove non sono state approvate, per venderle ai malati di AIDS. Ma le case farmaceutiche non sono disposte a lasciarsi scavalcare.

Di cosa parla Dallas Buyers Club? Parla di esseri umani che combattono. Non importa, effettivamente, contro cosa: contro loro stessi, contro i pregiudizi, contro le malattie. Contro le dipendenze e contro il sistema. Contro la morte. Non importa, in questo caso, capire quale sia il nemico, quel che conta è solo la vita che, nella quasi totalità dei casi, è una lotta continua. 
Ron, ad esempio, è il classico scopatore incallito, ubriacone dedito alle droghe, omofobico e provinciale. Una persona che vive giorno per giorno non preoccupandosi di quello che verrà dopo. Finché, un bel dì, non scopre che dopo non c'è un cazzo: Ron è malato, ha l'HIV, ha distrutto il proprio sistema immunitario e gli rimangono solo 30 giorni di vita. Un mese. Praticamente nulla. E allora Ron, come un qualsiasi animale, inizia a combattere. Combatte prima di tutto contro la malattia, perché non vuole morire. Poi combatte contro il suo stile di vita, contro i suoi preconcetti, contro l'uomo che è stato fino a quel momento. E più lotta, più cambia. La sua storia, inutile a dirsi, è la storia di ognuno di noi nel momento stesso in cui veniamo messi di fronte ad una scelta: cambiare o correre incoscenti verso la nostra (auto) distruzione.


La cosa migliore del film, probabilmente, è proprio questa: eliminando la retorica del dolore (e di tante altre cose) resta solo la realtà, pronta a prenderti a schiaffi in faccia. E la realtà fa schifo, non sempre, ma spesso. La realtà è una malattia che va curata giorno per giorno nel tentativo di sfuggire il più possibile all'unica cosa da cui è impossibile scampare: la morte. E Ron lo capisce e per questo intraprende un viaggio che lo porterà a scontrarsi contro il sistema, in questo caso impersonato (si fa per dire) dall'FDA - Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali. Il classico uomo impegnato in una guerra che non porta da nessuna parte, troppo grande è il nemico con cui si scontra. Eppure, certe volte, vincere o perdere non ha importanza.


Allora Dallas Buyers Club è un film che ti sbatte in faccia l'inferno e la gente che lo abita. Un inferno alla portata di tutti, che ci fa sentire piccoli e insignificanti. Un dramma in cui si ride, si piange e ci si incazza. Diretto con mano leggera, quasi si volesse far vivere i personaggi senza manipolarli, con un paio di scene da far cadere la mandibola per quanto bene sono girate. Dallas Buyers Club è un film fisico, carnale, sanguigno. McConaughey è dovuto dimagrire di 20 Kg per entrare nella parte, Leto ha dovuto spogliarsi completamente di qualunque eterosessualità per interpretare un personaggio tragico e meraviglioso. 

E quando si vede il dolore su uno schermo, quando la solitudine pian piano viene spazzata via dal cambiamento e rimane solo la bellezza (e la vera bellezza nasce sempre dal dolore), allore resta un film che magari non è bellissimo, magari può non prenderti e può lasciarti dubbioso, ma che ha anche il coraggio di sbatterci in faccia qualcosa che troppo spesso facciamo finta di non vedere. Perché fa male, ovvio.


Commenti

  1. Non mi pronunzio sul film che per ora non ho visto ma m'interessa...



    Però dai, su...Jared Leto è parecchio che si è spogliato completamente di qualunque eterosessualità. Direi dalla prima preadolescienza....

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    1. Ahahaha, ovviamente io intendevo in un ruolo cinematografico

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  2. Buon prodotto e grandissime interpretazioni, anche se il film, preso nel complesso, è solo discreto.
    Ottimo, comunque, il ritratto della volontà di vivere di Woodroof.

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    1. Infatti, nessun capolavoro, solo un bel film con due attori che, pur non essendo pesi massimi, sono gli attori giusti, nel ruolo giusto, al momento giusto.

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  3. Anch'io ho molto apprezzato l'approccio più "gretto" e realistico, che non va a ricercare l'effetto commovente a tutti i costi.
    E loro due sono grandiosi!

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    1. Realismo e fisicità: due elementi che rendono questo un buon film

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  4. film fisico, sì. a livello cinematografico ci sono un paio di bei momenti però si poteva fare di più...
    i due protagonisti invece non credo potessero fare di più. grandiosi entrambi, soprattutto jared leto

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    1. Leto impressionante, davvero incredibile. E poi sì, si poteva fare di più, ma buon film, potente.

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