[Recensione] Apartment 143 (di Carles Torrens, 2012)


Oggi la tentazione di scrivere un post sugli eventi scatenati dalla messa in onda, due giorni fa, de La Grande Bellezza è stata fortissima. Davvero, mi sono dovuto trattenere dal non farlo. Forse ne parlerò più in là, chi lo sa. Per ora invece voglio fare altro, parlare di altro, magari di un film, che non lo faccio da qualche giorno. E cosa c'è di più stupido se non di recensire una pellicola che in pochi conoscono e che i pochi che l'hanno vista non hanno apprezzato? Sto parlando di Emergo a.k.a. Apartment 143, film spagnolo dell'esordiente Carles Torrens e scritto da Rodrigo Cortés (regista di Buried). Una pellicola datata 2012 che, cavalcando l'onda del successo planetario di Paranormal Activiy, è stato scambiato per un clone europeo del suddetto film. Ovviamente si tratta più che altro di una trovata pubblicitaria, perché i due film sono esteticamente simili ma filosoficamente molto diversi.

Tre studiosi di parapsicologia (il Dr. Helzer, Paul Ortega e Ellen Keegan) decidono di studiare una serie di eventi inspiegabili che si stanno manifestando nell'appartamento di Alan White vedovo con due figli. Inizialmente si pesa si possa trattare dello spirito della defunta moglie dell'uomo, ma le cose non stanno proprio in quella maniera... forse!


Girato con la solita tecnica del found footage (ma non si tratta proprio di questo), Apartment 143 sembra il clone del clone del clone del solito mockumentary. Tutto da di già visto, con le solite telecamere fissate al soffitto, i soliti rumori, i soliti oggetti che si spostano. Evidentemente il boom di Paranormal Activity, ma anche del primo Insidious, ha avuto conseguenze e in questo film infatti c'è di tutto: la famiglia spaventata, il medium, il fantasma, il team di esperti. O almeno sembra. Perché se da un punto di vista estetico non troviamo nulla di nuovo sotto il sole tra spaventi telefonati e strane apparizioni, movimenti di camera a mano e la mancanza di plausibilità che dovrebbe spingere chi filma a continuare a filmare, da un punto di vista narrativo e introspettivo possiamo trovare novità neanche tanto scontate e un'assenza di banalità che eleva questo film oltre la mediocre media del suo genere. Prima di tutto perché, per una volta, non ci si spinge verso l'insondabile e non si rischia l'effetto noia con una storia che, lentamente, si distanzia dai canoni comuni. In secondo luogo perché regista e sceneggiatore tentano la strada dell'approfondimento psicologico e questa è una cosa rarissima per un horror di questo tipo. 

Al centro di tutto c'è un padre, interpretato da Kai Lennox (notevole), e le sue difficoltà nel mandare avanti una famiglia sfasciata dalla morte della moglie. Una morte violenta (incidente d'auto) di cui la figlia più grande Caitlin (una Gia Mantegna  abbastanza irritante da essere credibile) incolpa l'uomo e che il figlio più piccolo non è in grado di comprendere fino in fondo. Il dramma che la famiglia White vive è un dramma viscerale, cupo e a tratti misterioso che il trio di "cacciatori di fantasmi" percepisce come base degli strani fenomeni che colpiscono l'appartamento 143 del titolo. Quindi, al di là di fantasmi, presenze e paura, il film guarda al fenomeno della casa infestata da un punto di vista diverso, più umano e intimo, che culmina in un prefinale caratterizzato da un monologo cinematograficamente interessante per poi scadere in un finale che, ahimè, non regge il confronto con il resto del film e lo rovina. Tutto intorno i soliti fenomeni paranormali e i soliti trucchetti che però, almeno in tre o quattro occasioni, riescono a strappare un serio spavento (se amate il genere) e che in altri momenti evita il colpo a sorpresa rivelando una regia abbastanza fine e non scontata. 


Quindi un film che, per colpa di un finale tirato via e abbastanza deludente, non fa gridare al miracolo ma che, per la bellezza di 70 minuti riesce ad essere quello che altri film dello stesso tipo non sono. E che, finalmente, chiarisce cinematograficamente una cosa essenziale riguardante le case infestate e il fenomeno dei poltergeist

SPOILER: non legga chi non ha visto il film.

Ispirandosi al cult degli anni '80 Poltergeist - Demoniache Presenze, il film di Torrens sembra finalmente mettere le cose in chiaro da un punto di vista parapsicologico. Ed è qui la grandissima novità di Emergo, non così scontata perché sempre sottovalutata da tanto cinema horror fino ad oggi. Ne ho già parlato in un vecchio post (qui) ma meglio ripetere: in realtà quello dei poltergeist è un fenomeno legato, secondo i parapsicologi, alla così detta Psicocinesi Spontanea Ricorrente (RSPK), che non ha nulla di sovrannaturale ed è determinato da individui in età puberale (persona focale) che sotto stress agisce sull'ambiente circostante in modo inconsapevole. E in effetti la causa dei fenomeni sembra essere individuata proprio nella giovane Caitlin che, stressata dalla morte della madre e incolpando il padre per quanto avvenuto, agisce sull'ambiente domestico. Un'idea più unica che rara. Peccato che poi, nel finalissimo, il fantasma della defunta signora White appaia facendo "booo" nella telecamera. Ma si sa, non tutte le ciambelle escono col buco. 


Commenti

  1. Sono sincero... non sono proprio riuscito a vederlo. Frettoloso nelle inquadrature e davvero troppo casino anche per un amante del ff come me.
    Non l'ho proprio digerito. E poi la parte psicologica che a te è piaciuta, a me ha davvero sfiancato. Sarà, ma io l'avrei stroncato senza pietà :)

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    1. Io ho trovato comunque la regia sopra la media. E il tentativo di fare la differenza. Mica poco. Il resto resta soggettivo, chissà chi ha ragione :P

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