[Recensione] Il Fuoco della Vendetta - Out of the Furnace (di Scott Cooper, 2013)


Basterebbero solo alcune scene per inquadrare un film come Il Fuoco della Vendetta - Out of the Furnace. Per raccontarlo. Come, ad esempio, il violentissimo incipit oppure quella in cui il regista Scott Cooper racconta parallelamente un viaggio in macchina dei fratelli Blaze, quello di Russel verso una battuta di caccia al cervo e quello di Rodney verso un incontro illegale di lotta. Nel farlo attraversano entrambi i boschi, ognuno in compagnia della propria figura paterna adottiva, e finiscono per scoprire la stessa cosa da due punti di vista completamente differenti: il primo la vita sotto forma di un cervo che decide di non uccidere, il secondo la morte.
Ma non si tratta dell'unica scena on the road del film. Anzi, per meglio dire i destini dei personaggi (protagonisti) di questo film sembrano decidersi proprio on the road, quasi ci fosse un significato nascosto celato da queste strade della provincia americana. Il significato della vita stessa. 

Dicevo, bastano poche scene per inquadrare un film come Out of the Furnace. Per capire la qualità di un regista come Cooper, al suo secondo film, dietro la MDP. Movimenti di macchina, background dei personaggi, azioni e conseguenze. Il tutto sorretto da quello che definirei "respiro del classico", perché proprio ad un modo classico di fare cinema si ispira e non solo per filosofia e intenti. Ad esempio, le citazioni di un classico come Il Cacciatore di Michael Cimino o il respiro di un qualsiasi film di Clint Eastwood. Senza fare paragoni stupidi, ovviamente.
Allo stesso tempo Il Fuoco della Vendetta non racconta niente di nuovo, né lo fa in modo nuovo. Il giovane (neanche tanto) Scott Cooper è stato evidentemente influenzato da una certa scuola di regia di cui l'ultimo esponente è David O. Russell, il suo obiettivo sembrerebbe quello non solo di raccontare storie ma, soprattutto, di raccontare personaggi e il mondo in cui questi vivono e si muovono, un'America che sembra aver chiuso a chiave il suo sogno in un cassetto. Allo stesso tempo però Cooper sembra avere assimilato un atteggiamento indi verso il cinema. Proprio perché il cinema indi ha affermato la propria visione dell'industria negli ultimi anni divenendone una realtà importante. 



Il punto di partenza sono due fratelli. Due persone uscite dallo stesso utero ma che non potrebbero essere più diverse. Fratelli, appunto. C'è Russel, che potremmo definire un uomo retto tutto lavoro, fidanzata e padre malato. Uno di quelli che mette a posto le cose e continua a metterle a posto anche quando le cose diventano sempre più difficili da riparare. Fino a che non si rompono del tutto. E anche quando la sua vita viene spazzata via da un incidente, Russel rimane in piedi, pronto a rincollarne i pezzi. Perché è questo quello a cui la vita lo ha abituato. Dall'altra parte Rodney, il reduce dell'Iraq, il risultato della stessa cultura e della stessa società, anche lui figlio di un paese che da Zio Sam si è trasformato nella matrigna cattiva. Solo che Rodney, invece di ricostruire, distrugge e continua a distruggere fino all'autodistruzione. I fratelli Blaze sono le due facce della stessa medaglia. Sullo sfondo un'America che non è più il paese delle possibilità ma una realtà opprimente e violenta in cui vige la legge del più forte. 


Il Fuoco della Vendetta è a metà strada tra il thriller e il western di periferia ma è soprattutto un film drammatico. Drammatico nel senso che racconta un dramma generazionale. Lo fa con uno stile asciutto ma, soprattutto, con un cast incredibile. 
Christian Bale, Woody Harrelson, Casey Affleck, Willem Dafoe, Forest Whitaker. Solo a dire questi nomi tutti insieme può girar la testa. Ovviamente a dominare sono Christian Bale e Woody Harrelson, rispettivamente l'(anti)eroe e l'antagonista. Il primo ormai riesce a far valere uno sguardo più di mille parole e con un'alzata di spalle vanifica un'intera battuta. Il secondo non è mai stato così misurato e letale allo stesso tempo. Di contorno un insospettabile Casey Affleck, la solita bocca storta del gigante Dafoe e un Whitaker che persino sottotono vale più di tanti altri attori. Sullo sfondo invece Zoe SaldanaSam ShepardTom Bower. Attori che diventano i personaggi non limitandosi mai a interpretarli. E tante scene che prese singolarmente sono piccole perle. Peccato che però, nel suo complesso, Out of the Furnace sia solo un bel film, non particolarmente avvincente anche se mai noioso, forse con un finale tirato troppo per le lunghe ma tutto sommato equilibrato e ben girato/interpretato. Un film che forse non rimarrà mai tra gli annali ma che, per quel che di buono offre, vale il prezzo del biglietto. E chissà cosa sarà in grado di fare Scott Cooper in futuro. Questa forse è la domanda migliore che ci possiamo fare.


Commenti

  1. mai noioso?
    io ho sbadigliato tutto il tempo. nonostante fossero presenti alcuni dei miei attori preferiti...

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    1. Avrei preferito un finale più affettato ma non mi sono annoiato mai, e io sono uno che si può annoiare molto facilmente.

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  2. Concordo in pieno.
    Solido e tosto, pur se non memorabile.

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    1. So di poter sempre contare su di te, Ford :D

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  3. vedo che la pensiamo all'incirca alla stessa maniera, non un classico ma un film a cui non si riesce a voler male...

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  4. E' vero, abbiamo detto cose similissime, la più particolare probabilmente quella di trovarsi davanti un mainstream che pare però un indi :)

    E hai ragione, i personaggi sono più forti della storia.

    Sono cazzuti :)

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    1. Ormai l'indi sta diventando mainstream perché il mainstream sta prendendo molto dall'indi, una realtà sempre più solida.

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  5. scusate ma l'ultima scena nella stanza da solo cosasignifica per voi?? grazie :)

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    1. Bella domanda. La mia interpretazione è che quella scena ha soprattutto un significato metaforico, mostrandoci un Russel che da vittima degli eventi diventa deus ex machina, rinunciando a qualsiasi cosa. Quindi rimane lui, alla fine del film, solo. Forse in attesa di andare nuovamente in prigione, chissà.

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    2. ora che ci penso hai ragione
      ottima risposta :)
      grazie 1000

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    3. Forse la scena finale puó significare che il poliziotto lo copre dall'omicidio e lui rimane da solo nella stanza ripensando ai fantasmi del passato

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  6. Penso che la scena finale vuol far capire che (Bale) ha intrapreso la vita da "boss" dato che quelli che governavano prima, sono stati fatti fuori!

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