Demonic e la mediocrità dell'horror contemporaneo


Guardare un film come Demonic vuol dire essere vittima di un deja vu continuo. Questo perché il film di Will Canon scritto da Max La Bella, Doug Simon e Will Canon (sì, ci si sono messi in tre per fare copia e incolla) e prodotto da James Wan è un accozzaglia di cliché che ha come unico pregio quello di intrattenere in modo mediocre per la durata di '83 minuti. 

'83 minuti. Paiono un'eternità. E non perché il film sia particolarmente brutto, no. Anzi, diciamo che è nella media degli inutili horror che affollano il cinema negli ultimi anni. Piuttosto ci si annoia essendo ogni scena, ogni singola inquadratura, ogni idea riciclata e, quindi, ogni risvolto del film è prevedibile. Praticamente la pellicola inizia che già ci racconta il finale, poi torna indietro di una settimana e ci spiega bene bene quello che è successo. E bastano dieci minuti circa per capire tutto. 

Ma andiamo con ordine:


Un agente di polizia e una psicologa indagano sulla morte di cinque persone uccise mentre tentavano di evocare fantasmi in una sperduta casa dove, anni prima, si era verificato un massacro a sfondo esoterico.

Quindi, di che parla Demonic? Del classico gruppetto di ragazzi che, telecamere alla mano, tentano di evocare oscure presenze in una casa dove nemmeno Charles Manson avrebbe messo piede di propria volontà. Ma fosse così semplice non starei qui a parlarne. Perché, come detto nella trama, le vicende vengono raccontate da due punti di vista, su due piani temporali: da un lato c'è un poliziotto che indaga su una strage assieme ad una psicologa che interroga uno dei superstiti (altri due sopravvissuti sono scomparsi), dall'altro il racconto del giovane fortunato che cerca di ricostruire l'accaduto ma che ricorda poco. La cosa avviene attraverso flashback e filmati recuperati dalla scientifica. Quindi in Demonic c'è un po' tutto: l'indagine poliziesca, l'horror sovrannaturale, la casa infestata, il mockumentary (i ragazzi intendono girare un documentario) e il found footage. Mancano gli alieni ma fa niente.
Come se non bastasse non c'è un'idea che sia una che possa essere originale. C'è un po' Annabelle (appunto il film è prodotto da Wan), c'è un po' Esp, c'è un po' Devil, Amityville Horror, Paranormal Activity e Shining. Praticamente l'almanacco del cinema horror.


La cosa bella è che per circa metà pellicola non succede nulla, poi succede quel che chiunque si aspetterebbe succeda tra apparizioni, gente spinta da forze invisibili, porte che si chiudono o che si aprono, carillon (no, ma Wan non c'entra proprio niente con questo film), uccellacci neri, sbalzi di volume e compagnia cantante. Tutto intramezzato dalle indagini di un povero detective che quella sera avrebbe dovuto trombare allegramente e che invece si ritrova in un casino a cui avrebbe dato subito un senso se avesse visto almeno la metà dei film qui sopra sopracitati. Intanto lo spettatore non si è addormentato solo perché vuole capire dove si andrà a finire: lo sa già, ma spera di venir smentito. 
Devo dire che, però, dopotutto, Demonic non fa così schifo. Forse perché ci sono 36 gradi, forse perché non avevo altro da fare. Forse perché la solitudine fa brutti scherzi. Ma non mi ha fatto così schifo. Diciamo che quello di Canon è un prodotto mediocre e va bene così. Infondo uno lo capisce chiaro e tondo cosa sta guardando e lo capisce subito. Almeno non ci si sente presi in giro, alla fine.

Commenti

  1. Non lo conoscevo e non mi ispira manco dalla locandina, figuriamoci dalla trama XD
    Capisco quello che vuoi dire... Certe volte i film inutili sono peggio di quelli brutti.

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    1. I film brutti hanno sempre motivo di esistere e poi nei film brutti puoi trovare comunque idee interessanti. Comunque lascialo beatamente perdere che non ne vale la pena

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