Stephen King e il male dell'adolescenza


Manca poco e finalmente anche noi potremo gustarci il nuovissimo IT al cinema. Già, perché come al solito noi italiani siamo i figli della schifosa e nel bel paese il film di Andrés Muschietti, tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, arriverà in ritardo. Detto questo e incazzature a parte, manca davvero poco e siamo tutti qui, con la bava alla bocca e l'hype a mille visto il successo che il film ha e sta continuando ad ottenere, dopo aver stracciato qualunque record di incassi per quanto riguarda il genere horror.

Io, per prepararmi bene bene all'uscita di IT, mi sono andato a rileggere il romanzo. Che no, non ritengo un capolavoro, trovandolo affetto dai soliti difetti della narrativa kinghiana moltiplicati per cento, vista l'enorme mole di pagine da cui è caratterizzato. O forse non è semplicemente tra i miei preferiti, lo ricordavo meglio, la memoria inganna e i gusti cambiano. Bla bla bla. Opinioni personali - quindi opinabili - che non importano e di cui non voglio parlare adesso. Quello di cui voglio parlare, invece, è dell'adolescenza.

Ah, quanto odio l'adolescenza.


Una delle caratteristiche che cottradistingue la poetica di King è, secondo me, la concezione quasi manichea che questo autore ha del male. Perché per lui il male esiste, è fuor di dubbio. Il male assoluto. Quello che deve necessariamente contrapporsi e scontrarsi con il "bene". Il male, secondo King, può avere varie forme che, in un certo qual modo, lo veicolano in una direzione riconoscibile e ben precisa, quella che imprime al racconto o determina i suoi intenti (meta)narrativi. Pensiamo a Christine, ad esempio, o a Randall Flagg. O all' Overlook Hotel. In IT, però, il male ha la forma che i personaggi danno lei. O lui. Insomma, esso. Credo sia per questo che IT viene tutt'ora considerato il capolavoro di Steve King: è attualmente la somma della sua poetica, quell'opera in cui il male perde le forme in cui l'autore lo ha sempre veicolato e costretto, acquisendo così senso ultimo, totale e totalizzante, plasmando e facendosi plasmare dal proprio veicolo naturale: l'essere umano.

Il periodo in cui l'essere umano si forma è l'adolescenza. Che schifo, ragazzi. Che schifo. L'adolescenza è una palestra. Di quelle brutte e puzzolenti, con qualche macchia di umidità qua e la. Durante l'adolescenza non si è più bambini, ma non si è ancora adulti. Soprattutto, è quel periodo della vita in cui si cambia e che, nella stessa misura, ti cambia. Ed io credo sia proprio durante quel cambiamento che il male si insinua nell'individuo, che cambiando passa dall'innocente fanciullezza alla consapevole inconsapevolezza di giusto e sbagliato. Poi dipende dalla propria eredità, psicologia e dimensione etico-sociale. Ma l'adolescenza resta quel momento in cui l'umidità ti si attacca alle ossa e non ti lascia più, costringendoti ad una vita di problemi reumatici. 


Il problema è che il male ha fascino, il bene no. Il bene deriva da uno sforzo, il male si nutre dell'apparenza e rimane lì, così, in superficie. Pennywise è la superficie con cui IT si (rap)presenta al mondo (le sue vittime, i suoi testimoni) ed è l'icona attraverso cui tutti lo ricordano (i suoi spettatori). Christine ha le forme suadenti di un'automobile rossa fiammante. L'Overlook persuade Jack Torrence attraverso i propri fantasmi e il sorriso di Flagg è irresistibile. Volendo potrei citare anche Cose Preziose, Duma Key o altri romanzi del Re, ma credo che ormai il concetto sia chiaro. Il male è attraente, il lumino del pesce lanterna, la trappola in cui cadi prima di sprofondare nei Pozzi Neri. I bambini, spesso, ne sono immuni. Gli adolescenti, quasi sempre, sono quelli più a rischio. Perché gli adolescenti sono stronzi, cattivi e bastardi nelle loro vite di mezzo, nella loro impotenza che si perde e si specchia nel loro atto di potenza. Carnefici per non diventare vittime. Apostoli in cerca di un messia. Se poi parliamo di adolescenti della middle class o della classe operaia, ancora peggio. Perché gli adolescenti sono attratti dal mondo e vogliono possederlo, ma non posseggono ancora gli strumenti per poterlo comprendere nella sua vasta complessità.

Quindi male e adolescenza. Se nel primo caso lo stesso autore tende a rimanerne fascinato, nel secondo prende una posizione netta, quasi mai a favore. L'adolescenza fa male più di qualsiasi mostro. L'adolescenza li genera, i mostri. E' il ponte verso il non ritorno dell'età adulta. In ogni caso, negli occhi di King, resta il rimpianto della fanciullezza perduta, guardata con gli occhi ancora sognanti di chi non si arrende al tempo e si aggrappa al potere immaginifico della propria creatività, l'unica in grado di sconfiggere i demoni che ci portiamo dentro. 

Commenti

  1. Molto bello questo post, davvero! :)
    In effetti gli horror puntano quasi tutti su adolescenti in situazioni stronzette: primi approcci, bevute, auto, magari droga, party ecc...
    King in Il Corpo contrappose proprio ragazzini (i protagonisti) a adolescenti stronzi (la banda di Asso), e lo fece anche in IT. Dov'è la salvezza?
    Nel restare giovani.

    Moz-

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    1. Grazie Moz. Comunque è vero, anche in Il Corpo c'è quel certo tipo di contrappunto. Ovviamente non in tutte le opere di King, visto che è un autore veramente ricco di spunti e molto, molto politico.

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