The Belko Experiment (di Greg McLean, 2016)


Greg McLean è un entità sovrannaturale che sconvolse il mondo del cinema horror australiano grazie ad un paio di film che tutt'ora sono oggetto di culto, quel tipo di film che tra vent'anni avranno lo stesso status raggiunto dai nostri classici dell'orrore e che, forse, qualche futuro appassionato metterà nella personale classifica di gradimento. Certo, non ci si può dimenticare di The Darkness (2016) e della sua mediocrità, ma potremmo ragionare sul fatto che grande talento e grande capacità non servano a una mazza se messi a servizio di un prodotto costruito sulle basi sbagliate. E poi non esiste regista che non sia stato vittima di almeno uno scivolone in carriera. 
E infatti Greg McLean, lo stesso anno, ha girato un film notevole se inserito nella propria dimensione: quella del giocattolo splatteroso. Che poi solo giocattolo non è visto il sottotesto che lo percorre. Ovviamente sto parlando di The Belko Experiment.

Per The Belko Experiment (da questo momento in poi semplicemente TBE) vale il ragionamento di cui sopra: c'è un talento riconosciuto dalle grandi capacità tecniche al servizio di un film costruito su basi solide. La base solida in questo caso è la sceneggiatura, scritta da quel fuoriclasse di James Gunn (che oltre ad averlo scritto lo ha anche prodotto). Poi c'è il solito Jason Blum alle spalle, ma sappiamo già quanto la Blum House possa essere un terno al lotto. 


Siamo in Colombia, a Bogotà. Un gruppo di americani lavora lì per la Belko Corporation, ogni mattina si reca a lavoro e bla bla bla. Solo che un giorno apparentemente come tutti gli altri, si rivela assolutamente fuori dall'ordinario: i dipendenti della Belko infatti dovranno partecipare ad una sorta di gioco. Sì, un gioco al massacro. 

Quanto da fastidio alla gente il termine "giocattolone", associato a un film? Assai, a quanto pare. Però io davvero non saprei come altro definire TBE. E' un gioco, nulla di più. Un giocattolo. Eppure anche un giocattolo può essere educativo o, come in questo caso, può avere qualcosa da dire. E infatti, oltre alle massicce scene d'azione e alla forte componente violenta e splatter di questo survivor (action) horror, c'è un accenno di approfondimento sociale attraverso il delinearsi delle dinamiche (deviate) di gruppo che portano il film di McLean a porsi dei quesiti. Banali, magari, ma a cui diventa sempre più difficile dare una risposta. Dipende tutto dal concetto di bene e di male o da una concezione etica ben più artificiosa? Dalla definizione dell'individuo in quanto animale sociale e quindi dall'importanza che il gruppo acquisisce sul singolo? Oppure sull'idea che l'essere umano resti un animale, preda dei propri istinti? Ha senso sacrificare pochi per salvarne tanti? Si può sacrificare tutti per salvare se stessi? E chi decide chi deve essere sacrificato? In una società civile, fortemente strutturata e assolutamente artificiale, vige ancora la legge del più forte? Perché, che io ricordi, è proprio per evitare le sopraffazioni e i sopprusi che una società civile è stata costituita. 


TBE, sin dal titolo, propone l'idea dell'esperimento sociale. Nulla di nuovo sotto il sole se non per il fatto che subito si intuisce che più che di esperimento dovremmo parlare di gioco. Al massacro. I personaggi ci vengono presentati durante una rapida carrellata iniziale e solo alcuni vengono in parte approfonditi. Ma non è un difetto, anzi, è necessario per permettere al film di acquisire un certo ritmo. I quesiti di cui sopra sono funzionali all'andamento delle dinamiche e al loro variare. Per questo motivo, lo spettatore non solo comprende bene quel che sta succedendo, ma lo giustifica. Sono le regole, quindi è così che deve andare ed è normale che vada così. Non è l'esito dell'esperimento che ci interessa, ma osservare il gioco e capire come va a finire, magari facendo il tifo per questo o quel personaggio e assistendo ad uno svilimento delle aspettative. Quindi questo giocattolone funziona, soprattutto perché Greg McLean è bravo e sa come gestire un film del genere. E perché James Gunn sa come divertire. 

Sicuramente di questo The Belko Experiment nessuno si ricorderà tra dieci anni o venti. Eppure, tra vent'anni avrà la stessa freschezza che ha adesso (nei limiti della tipologia di film e dei suoi contenuti). Ci scommetto. Quindi prendetelo come viene.

Commenti

  1. si anche a me è piaciuto, presto ne parlerò anche io :)

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  2. Spero di riuscire a recuperarlo, anche perché i giocattoloni mi piacciono. Quel che racconti mi ha fatto pensare al The Experiment tedesco di tanti anni fa... Se è su quella scia che si inserisce, non potrà non piacermi.

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    1. Uhm, no, sono due prodotti profondamente diversi. Ma dagli un'occasione :)

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  3. Visto non troppi giorni fa, devo dire di trovarmi d'accordo.
    Funzionale ed angosciante, e continuerà ad essere così.

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    1. Ce ne vogliono di film così. Chissà perché gli hanno dato tutti addosso...

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