Twin Peaks: The Return - La mia interpretazione


Analisi precedente

DOPO IL MIO TENTATIVO DI ANALISI DI IERI, ECCO QUI LA MIA PERSONALE INTERPRETAZIONE A TWIN PEAKS PARTENDO DAL FINALE DI THE RETURN. ESSENDO MIA E PERSONALE, POTREBBE VENIR SMENTITA DA NUOVE RIVELAZIONI, NUOVE OPERE, NUOVE TEORIE. 

Oh, sì, ecco: qual è la mia interpretazione di TP3? Ovviamente questo post è totalmente e assolutamente SPOILER.

Io sono tra quelli che credono che si tratti di un sogno. Si fa spesso riferimento, nella serie stessa, al fatto che sia tutto un sogno e in un sogno i personaggi si muovano. Si parla di un sognatore e ci si chiede chi sia. Io ho dedotto che il sognatore potrebbe essere Cooper, che però in realtà non è Cooper. Oppure Cooper si rende conto di essere personaggio di un sogno/fiction? Ma andiamo con ordine.

PARTE 17

Con la Parte 17 si conclude la saga di Twin Peaks che tutti conoscevamo: il buon Cooper torna a casa, si ricongiunge con Diane, il male (BOB) viene sconfitto, il doppelganger ucciso, Cooper trova il modo di salvare Laura Palmer. Quindi torna indietro nel tempo attraverso la Loggia Nera e Phillips Jeffries, salva Laura e cambia tutto: niente più omicidio, niente più cadavere, niente più la storia di Twin Peaks che conoscevamo. Ma mentre tenta di portare Laura al sicuro, qualcosa accade e Laura scompare. Probabilmente (lo si intuisce dal rumore) è intervenuta Mother/The Experiment/Judy, l’entità malvagia assoluta che FORSE possiede Sarah Palmer. Stop, fine, va così. Il male fa parte di questo mondo, il male vive nella gente. Non si può sconfiggere, si può solo combattere.


PARTE 18

Poi comincia la Parte 18. Con Cooper di nuovo nella Red Room, la sala d’aspetto. Che ci fa di nuovo lì, il buon Cooper? Non si sa. Infondo non sappiamo nemmeno se quello sia il passato o il futuro, come ripete Gerard. Si va avanti, sembra di rivivere quanto già visto in Part 2, solo che alcuni particolari sono differenti. Ad esempio, l’evoluzione del Braccio chiede se quella sia ancora la storia della ragazzina che vive in fondo alla strada. E qui una parola chiave: STORIA. E non era una storia quella che Grace Zabriskie (l’attrice che interpreta la madre di Laura) racconta a Laura Dern (che interpreta Diane e nel film è un'attrice) in INLAND EMPIRE? La storia di una bambina persa nella piazza, che non è la piazza ma il vicolo oscuro dietro la piazza ("nell’oscurità di un futuro passato"?). E non era lei la vicina che abitava nella casa infondo alla strada?
Poi il buon Dale esce dalla sala e torna nella “realtà”. Ad aspettarlo c’è Diane, a cui si riunisce come fossero due amanti da troppo tempo rimasti lontani. Resta solo una cosa da fare, ai due: raggiungere un dato punto della strada che stanno percorrendo in auto, ad un determinato chilometro, con determinati tralicci elettrici, e poi cambiare la storia che stanno vivendo. Lo sanno, loro, che una volta superata la “soglia”, le cose cambieranno. E infatti…

Infatti il buon Dale non è più Dale Cooper, ma Richard, che viene abbandonato da Linda (Diane) e che giunge da una Laura Palmer che in realtà è Carrie Page. Nemmeno Twin Peaks è più Twin Peaks. Forse perché Twin Peaks non esiste. Al suo posto c’è il luogo dove TP è stata girata. C’è anche la casa dei Palmer, solo che non è la casa dei Palmer: ad aprire la porta a Richard/Dale e Carrie/Laura è la reale proprietaria, nel mondo reale. “In che anno siamo?”. Poi tutto si fa scuro, qualcuno chiama Laura, Carrie urla. Si rivede la scena di Part 2 in cui Laura sussurra qualcosa al buon Cooper ma, ancora una volta, non sentiamo cosa. La mia teoria è che gli sussurri che è tutto un sogno.


IO, SUPER IO, ES

Perché penso questo? Perché in Part 2, dopo averlo fatto e dopo aver mostrato che dietro il suo volto c’è solo luce, dicendo che è morta ma vive, Laura viene risucchiata via. Quasi non avesse dovuto. E’ la psiche di Richard (il sognatore) che non vuole ammettere di stare sognando. Il sogno è a lui indispensabile. Ma, effettivamente, che cosa sta sognando? 

Di essere un cavaliere senza macchia e senza paura. Di dover combattere il male. Di dover salvare la ragazza. Forse addirittura se stesso. Io credo che Richard, nella realtà, sia davvero un agente (ha la pistola, sa combattere, ha il distintivo… ma non mostra mai il tesserino dove sono indicati nome e cognome) alle prese con un caso che non riesce a risolvere (blu rose?).
Forse quel caso riguarda Carrie Page, che effettivamente sembrava aspettarsi l’arrivo della polizia. Richard è talmente ossessionato dal caso che manda in malora persino la propria relazione con Linda (il sesso senza trasporto che fanno e il seguente abbandono della donna). Allora sogna. Sogna di essere la bontà fatta a persona, l’unico in grado di risolverlo, quel caso. Sogna di sconfiggere il male. Solo che, ad un tratto, il suo Io rimane intrappolato nel sogno. Perde nel confronto con il suo Es (Bob, gli istinti che prendono il sopravvento) e quest’ultimo prende possesso del suo doppio, il suo lato oscuro. Il suo Super Io tenta in tutti i modi di salvarlo. Prima gli da degli indizi per risolvere il caso, poi interviene rivelandogli in forma contorta quale sia la verità: lui è Richard, Dale non esiste, sono due piccioni con una fava.

Infondo cosa fa il gigante? Lui è “il pompiere” che interviene quando qualcosa di negativo (Bob) prende il sopravvento. Un po’ quel che fa il Super Io: da restrizioni all’Es.


MULTIVERSE E SUBCONSCIO

Il buon Dale resta nella Red Room, la sala d’aspetto. Non va né nella Loggia Nera (il suo lato oscuro) né in quella Bianca (il suo lato più luminoso). In Mulholland Drive (che sarebbe dovuto essere una serie TV spin-off di TP) c'è un luogo molto simile alla Red Room: si tratta del Club Silencio. Nel club c'è una sorta di presentatore/mago (il mago desidera vedere?), probabilmente un elemento della psiche di Diane (ma guarda un po') che tenta di avvertirla che quella è "tutta una finzione". Tra le altre cose è possibile intravedere nel club, sedute, due ragazze, una bionda e l'altra bruna che... non diresti che assomigliano a Laura e Ronnette?

Il sogno è uno dei topos ricorrenti nella poetica di David Lynch. Nel sogno le identità si confondono, il tempo non ha valore. Il sogno è un rifugio che può divenire una prigione. In INLAND EMPIRE, il sogno si fonde con la realtà. Eppure in quel film il sogno/realtà si rivela solo un'altra storia, una finzione nella finzione, quando durante i titoli di coda ci troviamo su un set cinematografico. E se anche in TP si trattasse di questo? Se Richard avesse perso la propria identità e il suo sogno si fosse fuso/confuso con la realtà. E se quindi anche quella realtà non fosse altro che finzione? Se il sognatore (che si rende conto di stare sognando quando Diane gli si rivela di fronte nella Parte 17), trovata la propria unicità, rifiutasse la realtà? Magari arrivando a scegliere un sogno lucido? Alla fin fine lui è tutti i personaggi, frammenti di se. Compreso il Bad Cooper, compreso Bob. Compresa Laura, che è la luce assediata dalle tenebre, the one, l'unica cosa che conta (il bene) che Richard non riesce a perseguire. Pensandoci, Laura è l'unica donna che Dale non accetta di non poter salvare. Non c'era riuscito con Caroline, né con Annie. Nè, in un certo senso, con Diane. Ma non accetta di non poterlo fare con Laura, perché lei è l'unica, la luce che può contrastare il male assoluto, ovvero Judy. Quel male che non si può sconfiggere perché, volenti o nolenti, alberga in ognuno di noi. 


IL SOGNO DI DAVID LYNCH

Ovviamente il sogno può essere una metafora. E se invece il sognatore fosse David Lynch, il regista? Se il suo sogno fosse l'immersione in una seduta di meditazione trascendentale? Sappiamo quanto ne parli, sappiamo quanta importanza abbia per lui, nella vita privata e lavorativa. Sappiamo che su quello si basa il suo processo creativo. Se tutti i personaggi (frammenti di Lynch), ad un tratto si rendessero conto della loro natura di personaggi? Sappiamo dei continui riferimenti alla realtà. Sappiamo che quel che vediamo in gran parte della Parte 18 (dal risveglio in motel in poi) è il mondo reale: Odessa, Washington (la capitale? No, lo stato). Il vero Double R. Vere stazioni di benzina. La vera casa dei Palmer (che non sono i Palmer). E se i personaggi entrassero nel mondo reale, cambiando storia, cambiando nome, attraverso il subconscio del regista? Se fossero elementi di fiction che prendono coscienza nel momento stesso in cui la fiction/sogno si fonde con la realtà?Questo spiegherebbe anche il convergere del passato artistico e cinematografico di Lynch nella serie, ma non la annullerebbe dal punto di vista narrativo. Semplicemente TP diverrebbe una nuova storia che, invece di finire, semplicemente si trasforma per poi tornare su se stessa: il Nastro di Möbius.

Ci sono state tante ipotesi, tante teorie. Io le ho lette tutte ma questa è la mia e si sa, Lynch vuole proprio questo: che ognuno interpreti come vuole.


Se voi invece volete una bella serie di riassunti per potervi fare la vostra opinione (se non ve la siete già fatta) o volete leggere qualche altra teoria interessante, vi invito a cliccare sui link sottostanti che vi catapulteranno nel blog di un altro massimo esperto di Twin Peaks: il  Moz O'Clock!



Commenti

  1. Interpretazioni interessanti, anche se non credo scopriremo mai cosa David Lynch abbia voluto comunicarci esattamente. Considerando che con questa stagione è riuscito a ribaltare qualsiasi aspettativa che potevamo (o almeno che io potevo) avere, è davvero difficile capire cosa gli passi per la mente.

    E' molto probabile comunque che questa stagione, ancora più che le precedenti o qualunque suo film, sia la messa in scena di un suo sogno. Un sogno lungo 18 ore, o forse la sua intera vita. E noi stiamo tanto a scervellarci, ma alla fine i sogni non è che abbiano una spiegazione razionale...

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    1. Ehi, ciao Marco. Non ho ancora letto una tua opinione sulla serie fatta e finita, quando pubblichi qualcosa? Comunque il bello di Lynch è sempre stato il poter interpretare le cose in base a quanto percepito/recepito... Anche se questa volta tutto si è fatto più criptico.

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  2. Innanzitutto grazie per i link che hai inserito :)
    Che dire, la tua interpretazione (perché i sogni si interpretano, no?) non fa una piega.
    Il bello è questo.
    Secondo me all'orecchio, stavolta, Laura può aver detto "mia madre". Però hai ragione, a vederla mulhollandrivianamente: chi se lo sarebbe aspettato che avremmo dibattuto di TP in questi termini.
    Laura può aver detto a Cooper che era un suo sogno. Lo aveva avvisato e lui non ci sta, ecco perché quell'espressione. In fondo meglio sognare una vita avventurosa che condurre una vita normale.

    Moz-

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    1. Prego Miki. Comunque si parla in maniera insistente di una quarta stagione. Chissà, magari si scoprirà che è tutto il sogno di Waldo

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    2. Non oso pensare a come faranno a rimettere di nuovo in mezzo sia Cooper che Laura.
      Per me a questo punto, visto che comunque ogni parte ha una conclusione netta (1-2; film; 3) possono continuare all'infinito.

      Moz-

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  3. Moz è mitico, oggi dovrei fare la recensione della terza stagione, sarà lunghissima già lo so xD

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